Čaputová informa il Consiglio d’Europa del rifiuto slovacco alla Convenzione di Istanbul

A seguito della decisione del Parlamento di rifiutare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová ha inviato giovedì una lettera al Consiglio d’Europa informandolo che la Repubblica Slovacca non aderirà alla Convenzione. Condizione necessaria per ratificare la convenzione è il consenso del Parlamento, e in mancanza di questo il documento «non sarà ratificato dalla presidente», ha affermato il portavoce dell’ufficio della presidenza. Zuzana Čaputová aveva cheisto che il governo, incaricato dal Parlamento a fare i passi necessari per il rifiuto del documento, si rivolgesse alla Corte costituzionale per chiedere una verifica della conformità alla Costituzione delle norme che la convenzione impone ai paesi firmatari. Secondo Čaputová la consulta avrebbe potuto dare «un contributo qualificato e fattuale alla discussione sul tema delicato della Convenzione di Istanbul». Ma dopo l’ultima decisione del Parlamento, a pochi giorni dal suo scioglimento, la presidente procede in linea con le disposizioni dei deputati, che aveva sempre detto di voler accettare qualunque essere fossero.

Il parlamento slovacco alla fine di febbraio ha respinto in via definitiva la Convenzione del Consiglio d’Europa in una sessione straordinaria. Il precedenza, il Parlamento aveva votato a maggioranza risoluzioni per respongere la Convenzione il 29 marzo e il 28 novembre 2019, sulla base di mozioni del Partito nazionale slovacco (SNS), sostenute tuttavia da parlamentari di un ampio arco costituzionale. Secondo le risoluzioni, il documento contrasta con l’idea di famiglia tradizionale che in Slovacchia è protetta a livello costituzionale e in qualche modo imporrebbe nel paese una sorta di uguaglianza di genere e di ideologia di genere che sono ritenute inaccettabili. Ad irritare soprattutto i partiti della coalizione di governo è stata la definizione di genere sessuale inserita nella convenzione, che non è basata sulla denotazione biologica ma sul comportamento sociale, e quella di matrimonio, che è in conflitto con la formulazione inserita in Costituzione alcuni anni fa, secondo la quale il matrimonio è unicamente una unione tra un uomo e una donna.

La Convenzione fu approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata ad oggi da 34 paesi. La Slovacchia aveva firmato il documento nel 2011, quando il governo era retto dal primo ministro Iveta Radičová. Ma non essendo stato ratificato, in Slovacchia non si applicherà in quanto non giuridicamente vincolata dalle sue disposizioni. Non hanno ratificato nemmeno il Regno Unito e una decina di paesi dell’Europa centro-orientale, tra cui, tra gli Stati membri dell’UE, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Lituania e Lettonia.

(Red)

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