Il 21 febbraio di due anni fa la Slovacchia perse per sempre la verginità

Sono trascorsi due anni dall’assassinio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. La sera del 21 febbraio 2018 il killer si faceva aprire la porta della loro casa a Velka Maca, un villaggio a 60 chilometri da Bratislava, e freddava le due giovani vite, una dopo l’altra, nel giro di pochi secondi. Martina non era un obiettivo, anche se sapeva molto di quel che faceva il fidanzato. Ma si è trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. E il killer non ha voluto lasciare testimoni.

Un omicidio premeditato, a lungo studiato e progettato. Su ordine di un oligarca slovacco, un cosiddetto “imprenditore” che faceva “affari” con metodi spicci e non ortodossi sin dall’avvento della democrazia. Metodi mafiosi, ricatti, minacce, frodi fiscali e di altro genere. Viveva nel lusso e aveva proprietà milionarie in Slovacchia e non solo. Un uomo che aveva creato una rete di suoi “compari” con i quali era in grado di controllare giudici, manipolare processi, avere notizie giudiziarie e investigative prima di altri. Ma che non riusciva a fermare giornalisti ficcanaso che avevano studiato i suoi affari sporchi. Li ha minacciati, fatti sorvegliare, ricattati. Ma uno in particolare aveva scavato a fondo nelle tante cause aperte a suo carico, e non sembrava avere paura. Per fermarlo ha dovuto farlo ammazzare.

Ján Kuciak è stato ucciso una sera di febbraio di due anni fa. Sentiva di essere in pericolo, si era rivolto alla polizia per denunciare le minacce di quell’uomo potente, Marián Kočner. Ma la denuncia è finita in un cassetto, come probabilmente altre volte quando c’era il nome di quell’uomo. Con cui ci si poteva accordare. E lui aveva suoi uomini nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine, nella magistratura, per ogni evenienza. E nella criminalità organizzata. Già negli anni ’90, quando i confini tra politica, affari e criminalità organizzata non erano così netti, il suo nome era finito nelle cosiddette “liste di mafia“, gli elenchi compilati dalla polizia degli uomini collegati a bande criminali, quelli dal grilletto facile. Erano anni in cui per chi voleva farsi strada finire ammazzati da una sventagliata di mitra o con un’autobomba non era così impossibile. O vedersi rapito il figlio, come accadde all’allora presidente della Repubblica (un figlio che non era comunque uno stinco di santo).

Oggi in tutto il paese si terranno decine di manifestazioni per ricordare Ján e Martina e il loro sacrificio per la democrazia e per un paese migliore. L’iniziativa Per una Slovacchia dignitosa (Za slušné Slovensko) organizza i raduni sotto il motto “Non dimenticheremo e andremo di nuovo in piazza – per Ján, per Martina e per un paese decente”. Qui sotto un elenco riassuntivo. Gli altri appuntamenti qui.

Di lui il collega più anziano Marek Vagovič, ex capo di Kuciak nella redazione del sito Actuality.sk, ha detto:

«Nonostante la sua giovane età, [Ján] era maturo come un giornalista esperto di 45 anni». «Il suo principale vantaggio era che aveva una mente analitica ed era abile nel filtrare le informazioni e nel collegare i punti».

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(La Redazione)

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