Detti e proverbi – Kto sa raz popálil, aj huspeninu fúka!

Gentili lettori, ben ritrovati con i Detti e proverbi slovacchi.

Trasie sa ako osika

In slovacco, per indicare che uno trema come una foglia o una canna, magari per freddo o per paura, si dice trasie sa ako osika. Nonostante la prima impressione, OSIKA non è una parola giapponese, ma un nome slovacco per un albero, una qualità di pioppo, e precisamente pioppo tremulo. Perché mai nel linguaggio popolare slovacco questo albero si sia guadagnato un nome tutto per sé (nome scientifico di osika è topoľ osikový), non si chiami semplicemente per esempio trasľavý topoľ, pioppo tremulo appunto, non ve lo saprei dire. In ogni caso, è caratterizzato da foglie quasi tonde e dal tipico fruscio che queste foglie fanno praticamente tutto il giorno. Osika è un albero che trema sempre, delicatamente, con grazia.

Trasie sa ako huspenina

Invece se qualcosa vibra con assai meno grazia, tipo un budino?

Ce l’avete presente, no? quel movimento ubriaco e buffo del budino quando viene portato su un piattino, l’ondeggiare al quale diamo il colpo di grazia affondandoci, trionfanti, il nostro cucchiaino. In slovacco al posto del budino si evoca l‘immagine dello zampuccio di maiale in gelatina, detto huspenina.

Huspenina, o kocsonya in ungherese, è un tipico piatto invernale che viene preparato quando si ammazza il maiale. Mentre gli italiani preparavano lo zampone o il cotechino, i mitteleuropei mettevano sul fuoco le zampe di maiale, assieme agli stinchi, tutto ben coperto d’acqua, e poi, in compagnia di pepe nero in grani, sale e abbondante aglio, davano l’inizio alle danze. Dopo circa 5/6 ore di cottura a fiamma bassissima si scolava il tutto, i pezzi di zampe e la carne dello stinco si dividevano e si adagiavano nei numerosi piatti fondi, infine si coprivano con il brodo filtrato. Poi, durante la notte, avveniva il miracolo. Il brodo si gelificava, più o meno bene, a seconda della durata della cottura e del rapporto corretto di carne – ossa – pelle – acqua. Se la massaia non era proprio bravissima e la sua huspenina non era del tutto ferma, si presentava con un lieve ondeggiare tipico anche del budino. Gli slovacchi utilizzano volentieri questo modo di dire per descrivere le parti del proprio corpo – permettetemi un eufemismo – non eccessivamente toniche. Brucho sa mi trasie ako huspenina!, “La mia pancia balla come un budino!“, sospira il proprietario della „buzza“ e forse, solo forse, stavolta valuterà di mettersi a dieta.

Ora che sappiamo cos’è huspenina, scopriamo pure come degustarla.

Kto sa raz popálil, aj huspeninu fúka!

Come abbiamo appena visto, durante la notte la nostra huspenina è diventata fredda. E si serve tale quale, condita con succo di limone, oppure con aceto e cipolla cruda tagliata a rondelle. Idealmente a colazione, accompagnata da un buon pane contadino! Una volta la conservavano coprendola con uno strato di strutto; oggi, quando si cucina, se ne regalano dei piatti agli amici e parenti, perché non se ne può preparare poca e andrebbe consumata entro alcuni giorni, pur tenendola al fresco.

Vi ricordate il nostro detto Chodí ako mačka okolo horúcej kaše? Ma perché il gatto gira intorno al porridge fumante, anziché buttarsi sul mangiare? Sicuramente trattasi di un gatto che in passato ha avuto un’esperienza molto negativa: ghiotto del cibo dal profumo invitante, l’appetito ha vinto l’istinto della prudenza e il gatto si è trovato la bocca ustionata e forse anche le zampette bruciate.

E questo ragionamento ci porta direttamente al nostro detto: “Chi una volta si è scottato, si mette a soffiare pure su un ghiacciolo!” direbbe la versione italianizzata del Kto sa raz popálil, aj huspeninu fúka! Ovviamente, nel detto gli slovacchi soffiano sulla huspenina. Un’immagine piuttosto bizzarra, che dite?

Ma esiste anche la variante più moderna del detto, dove la pietanza tradizionale viene sostituita appunto dal gelato: Kto sa raz popálil, fúka aj zmrzlinu!, “Chi una volta si è scottato, si mette a soffiare pure sul gelato!”

Žiadna kaša sa neje taká horúca, ako sa uvarí

Nessuna pietanza, nessuna kaša si consuma così bollente, come viene cucinata”, dice questo detto. Le azioni vanno ponderate e le decisioni importanti non vanno prese all’istante. Così anche per rispondere a un’offesa, un torto, può essere più saggio attendere che le acque si calmino, počkať, kým všetko prehrmí (letteralmente „attendere che si esauriscano del tutto i tuoni“) e agire solo successivamente.

Vi siete persi la nostra spiegazione della parola kaša? Nessun problema, la trovate nel nostro articolo di gennaio.

Ora vi lascio che devo mettere a cuocere huspenina.

Alla prossima!

(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)

Foto huspenina M. Šebőková

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