IFP: crescita del PIL della Slovacchia al 2,2% nel 2020

Secondo l’ultima previsione dell’Istituto di politica finanziaria (IFP), dipartimento analitico del Ministero delle Finanze, l‘economia slovacca prosegue la sua crescita a ritmi più fiacchi del passato a causa degli effetti del rallentamento della domanda estera. Il Prodotto interno lordo (PIL) nazionale dovrebbe aumentare su base annua del 2,2% quest’anno, un po’ meno del 2,3% registrato nel 2019.

Il raffreddamento dell’economia è più evidente principalmente nell’industria in gran parte orientata all’esportazione, mentre il mercato del lavoro sta ancora resistendo alle tendenze negative. Il rilancio della fase economica in corso dovrebbe raggiungere la sua fase finale verso la fine dell’attuale periodo di finanziamento dell’UE, nel 2023. Le esportazioni saranno ravvivate dalla maggiore domanda estera e dal contributo delle case automobilistiche. Con la ripresa economica dovrebbe anche crescere il tasso di risparmio, cosa che influirà positivamente sui consumi privati, in particolare l’edilizia, gli investimenti privati e il mercato del lavoro. Salari più alti guideranno i consumi delle famiglie e l’economia inizierà leggermente a surriscaldarsi.

Grazie a una disoccupazione da record (inferiore al 5%), gli stipendi nel 2019 hanno visto la crescità più rapida dal 2008. Tuttavia, le famiglie sono rimaste un po’ caute nelle spese, quindi il reddito extra è stato tradotto in risparmi da record. Nel frattempo, la spesa pubblica complessiva è aumentata principalmente a causa di aumenti salariali nel settore pubblico.

La crescita degli stipendi quest’anno sarà più lenta e sarà allineata con la crescita della produttività del lavoro. I consumi delle famiglie corrisponderanno agli sviluppi dei redditi. Il salario nominale medio aumenterà del 4,5% nel 2020, in forte rallentamento rispetto al 7,4% dell’anno scorso. I dipendenti del settore pubblico, in particolare, beneficeranno di un miglioramento dei salari. La spesa pubblica crescerà più lentamente rispetto all’anno precedente, con investimenti pubblici stagnanti che frenano la creazione di capitale fisso. Nel 2021 il salario medio sarà inoltre trainato da un aumento significativo del salario minimo, portando il salario reale ad aumenti medi del 3%.

Sul fronte dell’occupazione, nel 2020 si aggiungeranno oltre 5.000 posti di lavoro, principalmente nei servizi. La moderata ripresa economica attesa nel 2021 si rifletterà anche in una maggiore creazione di posti di lavoro. Rimane tuttavia il nodo di una difficoltà di crescita dell’occupazione a causa della scarsa disponibilità di manodopera, con il tasso di disoccupazione che secondo l’IFP nel 2020 si stabilizzerà vicino al minimo storico del 5,8%.

Il tasso di inflazione scenderà al 2,3% nel 2020, segnando una frenata significativa dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, anche grazie alla riduzione dell’IVA da inizio anno su alimenti selezionati.

Tra i rischi per lo sviluppo dell’economia l’IFP cita le controversie commerciali a livello planetario, la persistente debole performance dell’area dell’euro e, dal 2021, una eventuale Brexit dura senza accordo, ma anche una più robusto declino dell’industria nel mercato del lavoro.

(Red)

Foto JuralMin CC0

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