La nuova carne, un mondo senza allevamenti?

Di Vincenzo Comito – Gli sviluppi in atto nel settore della produzione e distribuzione della carne a livello mondiale mostrano come esso possa essere un buon punto di osservazione per molti degli sviluppi  in atto  nei più importanti processi economici e sociali del mondo. 

Produzione e vendita della carne

La produzione e il consumo di carne nel mondo sono cresciuti vertiginosamente dal dopoguerra ad oggi. Così, la  quantità prodotta oggi è di circa 5 volte maggiore di quella dei primi anni sessanta del Novecento. Si è passati dai circa 70 milioni di tonnellate del 1961 ai poco più di 330 milioni del 2017 (fonte: FAO). 

Comunque, la dinamica di crescita del settore si è ridotta negli ultimi anni;  così, nel 2018 la produzione è aumentata dell’1,2%, collocandosi sui 336,4 milioni di tonnellate (FAO).

Secondo le previsioni, nel 2027 il consumo dovrebbe ancora aumentare  del 15% rispetto al 2018 e la produzione attestarsi sui 367 milioni di tonnellate (FAO). 

Crescerà la preferenza soprattutto per il pollame e, in maniera più ridotta, per la carne suina. Ma già oggi, con una produzione di 124 miliardi di tonnellate, la carne di pollo è quella più consumata al mondo, più di quella di maiale (120 miliardi) o di quella bovina (71 miliardi) (FAO).

Le principali ragioni di  tale crescita nel consumo sono da ricercare da una parte nel forte aumento della popolazione mondiale, dall’altra nell’incremento della ricchezza. 

In Occidente, dove pure il consumo di carne è aumentato nel periodo anche se con una dinamica inferiore a quella dei paesi emergenti, si assiste più recentemente ad un certo mutamento nel mix di carne consumata, con una riduzione di quella bovina e suina ed un  aumento di quella avicola, che oggi negli Stati Uniti rappresenta ormai circa la metà del consumo totale.

Lo sviluppo dei paesi emergenti

Appare prodigiosa la crescita del consumo di carne e latte nei due principali paesi emergenti, Cina ed India.

Nel 1979 in media ogni cinese mangiava 4 chili di carne, mentre nel 2013 il valore era salito a 62 chili; il paese consuma oggi la metà della carne di maiale a livello mondiale e circa un terzo di quella complessiva.  Per nutrire tale legione di maiali la Cina importa ogni anno 100 milioni di tonnellate di soia, pari ai due terzi del commercio mondiale (The Economist, 2019).

Ma dal 2014 il consumo di maiale ha smesso di crescere e la Cina ha cominciato a diversificare i suoi consumi, accrescendo quelli bovini e ovini.

Intanto l’India continua a consumare poca carne, ma in compenso  tende a bere molto più latte; la sua produzione è passata dai 20 milioni di tonnellate nel 1970 ai  174 nel 2018, diventando essa così la più grande produttrice del mondo (The Economist, 2019).

Il consumo delle risorse

I maiali non richiedono pascoli e sono efficienti nel convertire i loro nutrimenti in carne; i bovini lo sono molto meno  ed essi emettono metano, un potente gas serra e sono responsabili almeno in parte della deforestazione e del consumo di acqua e di altri input inquinanti, nonché dell’occupazione di grandi quantità di terre a livello mondiale. I pascoli e le colture dedicate all’alimentazione animale mobilitano circa i tre quarti degli spazi agricoli mondiali. Il settore bovino richiede, a parità di calorie fornite, 28 volte più terra, 11 volte più acqua e 6 volte più fertilizzanti, mentre  libera cinque volte più la quantità di gas serra, rispetto ad altre carni (pollo  e maiale) (Focus, 2020).

Più in generale, nel settore agricolo le risorse di terra e acqua sono oggi sfruttate a livelli annuali senza precedenti, ciò che, insieme con il cambiamento climatico, sta ponendo fortissime pressioni sulla capacità dell’umanità di nutrire se stessa (Flavelle, 2019).

Già oggi l’agroalimentare assorbe il 70% del consumo di acqua dolce del mondo (Roger, 2019). Bisogna aggiungere che il riscaldamento globale ridurrà la sua caduta nella stagione secca in molte aree critiche (Monbiot, 2020). 

Intanto una crisi globale del suolo minaccia le stesse basi dell’esistenza: molti tratti di terra arabile perdono la loro fertilità  attraverso l’erosione, la cementificazione, la contaminazione (Monbiot, 2020). 

L’agricoltura è una delle maggiori cause della rottura climatica, la ragione più importante dell’inquinamento dei fiumi ed una rilevante di quella dell’aria. La zootecnia è responsabile  da sola di più del 14% delle emissioni inquinanti del pianeta e dell’80% della sua deforestazione. L’agroalimentare nel suo complesso pesa per almeno il 30%  delle emissioni di gas a effetto serra (Ahuja, 2019). 

La nuova carne

In principio, per rispettare i pur relativamente blandi accordi di Parigi bisognerebbe dimezzare i consumi di carne entro il 2050, cosa apparentemente molto difficile. […continua]

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Foto profivideos CC0

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