Convenzione di Istanbul, conflitto tra poteri a pochi giorni dalle elezioni

La Presidente Čaputová ha proposto al primo ministro Pellegrini (Smer-SD) che il governo si rivolga alla Corte costituzionale per bloccare la Convenzione di Istanbul se crede che non sia compatibile con la legislazione e i valori del paese. Dopo un incontro con Pellegrini e il presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS), Čaputová ha dichiarato che «L’opinione della Corte costituzionale potrebbe essere un contributo qualificato e fattuale alla discussione sul tema delicato della Convenzione di Istanbul. Su questioni come questa possiamo solo andare avanti in discussioni sostanziali e di rispetto alla carta costituzionale che stabilisce che la ratifica la decide il Parlamento». Il capo dello Stato ha detto che non ostacolerà la volontà della maggioranza in Parlamento qualunque sarà la sua decisione, come prevede la Costituzione. Čaputová ha ricordato che la Convenzione è in vigore dal 2011 e, poiché non è stata ratificata dalla Slovacchia, non si applica. Non vi sono dunque validi motivi per affrontare una questione così sensibile a tre settimane dalle elezioni.

A fine anno il Parlamento aveva dato mandato al governo di chiedere alla presidente di notificare agli organi europei l’intenzione della Repubblica Slovacca di non ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. L’obiettivo della mossa parlamentare è impedire l’accettazione da parte del paese di impegni e obblighi non regolati dalla legge slovacca. Il consiglio dei ministri si era adeguato alla richiesta parlamentare e il primo ministro si è rivolto al capo dello Stato per ottemperare al suo mandato.

Il premier Peter Pellegrini, uscendo dalla riunione, ha detto che ha chiesto alla presidente di concedere al plenipotenziario del governo la possibilità di ritirare la firma dal trattato di ratifica della Convenzione di Istanbul. Pellegrini ha ricordato che il documento non è stato ratificato in Slovacchia e dunque non è valido e secondo lui non vincolante per la Slovacchia.

Secondo Andrej Danko (SNS) la Convenzione è in conflitto con la Costituzione della Repubblica Slovacca e non dovrebbe far parte dell’ordinamento giuridico nazionale. Danko non vede la necessità di attendere un pronunciamento da parte della Corte costituzionale e ha detto che il capo dello Stato Čaputová sta in realtà aspettando che un nuovo governo ratifichi il documento. Danko ricorda che il Parlamento (su proposta del suo partito SNS) ha rigettato il documento, di cui rifiuta i vincoli. Danko ha sottolineato che la Costituzione definisce il matrimonio come l’unione di un uomo e una donna. Čaputová sta temporeggiando e usando alibi per aspettare l’eventuale nascita di un diverso governo, dopo le elezioni di fine mese, che possa procedere con la ratifica della Convenzione di Istanbul. Danko però insiste che la Slovacchia esca subito dal trattato.

(Red)

Foto NRSR

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