Diplomatico vietnamita espulso dalla Slovacchia per il rapimento del 2017

Il sottosegretario del ministero degli Affari esteri ed europei František Ružička, in vece del ministro Lajčák che si trova in questi giorni all’estero, ha convocato mercoledì l’ambasciatore della Repubblica socialista del Vietnam Minh Trong Duong. Ružička ha consegnato all’ambasciatore una nota verbale in cui si dichiara persona non grata uno dei diplomatici della missione vietnamita a Bratislava. Alla persona indicata è stato dato un termine di 48 ore per lasciare la Slovacchia.

In base all’articolo 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, una nazione ospitante può «in qualsiasi momento e senza dover motivare la sua decisione», dichiarare un qualsiasi membro del corpo diplomatico come persona non grata – ovvero inaccettabile (mentre una persona grata è accettabile) – anche prima che questi arrivi all’interno della nazione. Il paese in questione deve richiamare il diplomatico o comunque terminare la sua missione sul territorio dello Stato che lo ha espulso.

Questo passo, di gravità inusuale per la Slovacchia, è stato preso in seguito alla decisione definitiva della Corte d’appello tedesca riguardo il rapimento a Berlino di un cittadino vietnamita nel 2017. Il viceministro Ružička ha concluso l’incontro con l’ambasciatore affermando che la Slovacchia rimane interessata ad approfondire ulteriormente le relazioni reciproche con il paese sudasiatico, che si baseranno sulla serietà, sul vantaggio reciproco e sul rispetto delle norme di diritto internazionale. Il ministero degli Esteri slovacco già in passato non ha nascosto l’irritazione con il paese del sudest asiatico, lasciando intendere di essere pronto a «forti conseguenze diplomatiche se i sospetti molto seri di abuso dell’ospitalità slovacca fossero confermati ufficialmente».

Il caso cui si riferisce il ministero degli Esteri slovacco è quello relativo al rapimento di Trinh Xuan Thanh, 54enne membro del Partito comunista vietnamita, ex politico ed ex funzionario di una società statale vietnamita rapito nel luglio 2017. L’uomo stava cercando di ottenere asilo politico in Germania, e si trovava sotto la protezione delle autorità tedesche, ma venne rapito e riportato in patria da una squadra di agenti dei servizi segreti vietnamiti che si è accodata a una missione governativa in visita ufficiale in Slovacchia guidata dal ministro per la Pubblica Sicurezza To Lam che incontrò nella capitale l’allora ministro degli Interni Robert Kaliňák (Smer-SD). Secondo quanto affermano le carte giudiziarie tedesche, ci sarebbero prove di una violazione del diritto internazionale da parte del Vietnam. Nel rapimento è ragionevole pensare che sia stato usato impropriamente un aereo di Stato slovacco, prestato alla delegazione vietnamita prima per arrivare da Praga in Slovacchia e poi per recarsi in Russia, da dove è rientrata in patria con il cittadino rapito. Dopo il suo rientro forzato, Trinh è stato condannato in Vietnam a due ergastoli per accuse di reati fiscali tra cui appropriazione indebita, frode e riciclaggio di denaro anche in Germania per 130 milioni di dollari. Dopo il rientro in patria e sull’onda dello scandalo scoppiato in Germania l’uomo è apparso alla televisione vietnamita e ha annunciato di aver deciso di consegnarsi volontariamente alle autorità del suo paese, affermazioni che potrebbero essere state presumibilmente fatte sotto coercizione.

La questione era emersa alla fine del 2017 e aveva occupato le cronache in Slovacchia per buona parte del 2018, coinvolgendo l’allora chiacchierato ministro degli Interni Robert Kaliňák. Furono sollevati dagli obblighi di segretezza 44 funzionari del ministero degli Interni che ebbero a che fare con la visita della delegazione vietnamita a Bratislava per indagare sui fatti connessi con la visita e l’imbarco nell’aereo della flotta governativa insieme alla delegazione di Trinh e dei suoi rapitori e possibilmente dissipare il sospetto che gli slovacchi avrebbero favorito l’operazione degli 007 vietnamiti nel trasferire al di fuori dell’area Schengen un cittadino richiedente asilo politico. Nell’agosto 2018 la procura slovacca ha avviato un’indagine ufficiale sul presunto coinvolgimento del governo nel rapimento, un caso che non ha portato a nulla. Il Vietnam non ha mai risposto a una richiesta di spiegazioni del ministro slovacco degli Esteri su come il cittadino Trinh sia arrivato in Vietnam. Addirittura, fonti di stampa tedesche avevano riportato nella primavera 2018 che la visita in Slovacchia del ministro vietnamita avrebbe in realtà avuto ragioni diverse da quelle ufficiali, e poteva essere collegata all’attività dei servizi segreti vietnamiti in Germania, mettendo così il ministero degli Interni slovacco, che aveva invitato Lam, in serio imbarazzo. E avevano citato forti sospetti degli inquirenti tedeschi sul coinvolgimento attivo delle autorità slovacche nel caso.

La ministra Saková, succeduta a Kaliňák dopo il rimpasto di governo del marzo 2018 (a seguito dell’omicidio di Ján Kuciak), si occupò della questione relazionandosi anche alle autorità tedesche che stavano indagando sul caso. Del resto al tempo dei fatti era la numero due di Kaliňák, come sottosegretario agli Interni. Saková ha confermato di recente che il passaggio aereo da Bratislava a Mosca fu fatturato al governo vietnamita per un importo di oltre 17mila euro, ma che la somma non fu mai saldata. Ragion per cui Kaliňák fece annullare il documento. Diversi parlamentari dell’opposizione hanno in varie occasioni criticato l’operato poco trasparente dell’ex ministro Kaliňák, ritenendolo coinvolto nel sequestro, oltre che di avere procurato un danno economico allo Stato. L’ex ministro degli Interni ha più volte affermato di essere pronto a sottoporsi al test della macchina della verità per dimostrare la sua estraneità ai fatti. E aveva assicurato di avere collaborato con le autorità tedesche fin dall’agosto 2017.

Come hanno riportato i media internazionali, una sentenza definitiva sul caso emessa questa settimana da un tribunale tedesco ha respinto l’appello dell’ultimo sospettato nel rapimento dell’uomo d’affari vietnamita Trinh Xuan Thanh. Nel luglio 2018, un tribunale distrettuale di Berlino ha condannato un uomo, identificato solo come Long NH, a tre anni e 10 mesi di carcere. È stato condannato per spionaggio e per avere cooperato nella detenzione illegale di un suo connazionale. La Corte di giustizia federale tedesca ha ora confermato la condanna dell’uomo, che viveva nella Repubblica Ceca. Secondo l’accusa, l’uomo ha noleggiato un veicolo utilizzato per trasportare fuori dalla Germania Trinh Xuan Thanh, ex presidente di una società statale di costruzioni di PetroVietnam (Vietnam Oil and Gas Group), e una donna che lo accompagnava. La coppia è stata rapita per strada a Berlino nel 2017 da funzionari dell’intelligence vietnamita e altri impiegati dell’ambasciata del paese in Germania. Il caso ha provocato una crisi al calor bianco tra Berlino, che ha espulso un diplomatico vietnamita, e Hanoi, accusata di aver violato il diritto internazionale con una operazione di intelligence in un paese straniero.

Dopo l’espulsione del suo diplomatico, il Vietnam ha protestato condannando l’azione dello Stato slovacco, non «in linea con la tradizionale amicizia» tra i due paesi. «Prenderemo in considerazione misure adeguate alle nostre relazioni bilaterali, in conformità con il diritto e le prassi internazionali», la posizione del ministero degli Esteri vietnamita secondo Reuters.

(La Redazione)

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