A Sanremo si ricordano i giornalisti ammazzati, e c’è anche la Slovacchia di Ján Kuciak

Ieri sera, nella seconda serata del Festival di Sanremo 2020, una serata da record, la giornalista Emma D’Aquino, volto noto dell’edizione serale del Tg1, ha tenuto un monologo sulla libertà di stampa. Ha ricordato la difficoltà di un mestiere che quando è fatto nello spirito di verità e giustizia può diventare molto pericoloso. E tra le vittime recenti ha citato Ján Kuciak e Daphne Caruana Galizia. Ecco il suo intervento.

Nel 2019 sono stati 49 i colleghi uccisi nel mondo e la cosa incredibile è che è il dato più basso degli ultimi 16 anni. Negli ultimi 20 anni la media è 80 giornalisti uccisi l’anno. Accade nei paesi in guerra, certo, e magari pensate che siano i rischi del mestiere. Sì, è vero ma non solo. Ciò accade anche nei paesi in cui la democrazia è istituita da tempo. Il Messico detiene il record: sono 10 i giornalisti uccisi solo nel 2019. Voglio citare anche Malta e la Slovacchia, Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak.

I reporter finiti in carcere sono stati 89 nel 2019. Quasi 400 sono dietro le sbarre per avere tenuto la testa alta, per essersi avvicinati alla verità, per averla soltanto cercata. Una verità tanto scomoda da essere uccisi o ridotti al silenzio in qualunque altro modo. La metà dei giornalisti dietro le sbarre è detenuta in Cina, Egitto, e Arabia Saudita. Ma nei paesi vicini a noi i colleghi turchi e russi non lavorano in un ambiente sereno.

Poi c’è la graduatoria, la classifica mondiale sulla libertà di stampa: l’Italia si trova al 43esimo posto. L’Iran è al 170esimo. Cito l’Iran perché mi ha molto colpito, come donna e come professionista, la decisione delle tre giornaliste televisive iraniane di rassegnare le dimissioni dopo, cito testualmente, “anni di bugie di regime”. Mi ha colpito perché forse non avrei avuto lo stesso coraggio, forse.

La  pericolosità del lavoro del giornalista è preoccupante. Sono 19 i giornalisti che vivono attualmente sotto scorta in Italia. Poi ci sono quelli colpiti dalle querele bavaglio, querela che cercano di indurre al silenzio in punta di diritto. L’associazione Ossigeno per l’informazione stima che meno del 10% di queste querele intimidatorie hanno avuto un seguito giudiziario. La querela facile serve a zittire il cronista petulante, ostinato nella ricerca della verità.  Serve a non farci conoscere ciò che accade, serve a creare il buio quando a noi piace la luce.

Non lasciateci soli, perché, per citare Gaber, la libertà è partecipazione. Il diritto alla verità è per tutti.

A questo link il video integrale.

(Fonte Fanpage, cc by nc nd)

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