Conferenza sul Futuro dell’Europa: sarà la volta buona?

Dare la parola ai cittadini per rilanciare il loro interesse nei confronti dell’Europa, anche in vista di una potenziale, ma sicuramente non facile, modifica dei trattati. È questo l’obiettivo dichiarato della Conferenza sul Futuro dell’Europa, progetto fortemente voluto dalla nuova presidente Ursula von der Leyen, che lo ha inserito tra le “promesse” del discorso programmatico pronunciato davanti al Parlamento europeo in seguito alla sua elezione.

Se von der Leyen è la madre di questa iniziativa, il presidente francese Emmanuel Macron ne è sicuramente il padre. È stato infatti lui, nel marzo 2019, a lanciare l’idea, nella sua lettera-manifesto “Per un rinascimento europeo”, rivolta direttamente ai cittadini dell’Unione e pubblicata in ciascuno dei ventotto paesi dell’Unione, Gran Bretagna compresa.

In questo testo, immaginando un’Europa in cui i popoli saranno in grado di prendere veramente in mano il loro destino, Macron afferma: “Non possiamo rimanere nella routine e nell’incantesimo. L’umanesimo europeo è un’esigenza di azione. Ed ovunque i cittadini chiedono di partecipare al cambiamento. Allora entro la fine dell’anno, con i rappresentanti delle istituzioni europee e degli Stati, instauriamo una Conferenza per l’Europa al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati. Questa conferenza dovrà associare gruppi di cittadini, dare audizione a universitari, parti sociali, rappresentanti religiosi e spirituali. Definirà una roadmap per l’Unione europea trasformando in azioni concrete queste grandi priorità. Avremo dei disaccordi, ma è meglio un’Europa fossilizzata o un’Europa che progredisce, talvolta a ritmi diversi, rimanendo aperta a tutti?”.

Far partecipare i cittadini al cambiamento in Europa, in fondo, è quello che il presidente francese ha già cercato di fare in Francia, con le sue “consultazioni cittadine sull’Europa”, una serie di 1082 eventi, che si sono tenuti tra il 17 aprile e il 31 ottobre 2018, organizzati da associazioni, scuole, istituzioni o privati, che hanno riunito in totale 70mila partecipanti per discutere delle sfide che attendono oggi il continente.  Forse, la grande affluenza alle urne in Francia in occasione delle elezioni europee (50,1%, un dato così alto non si registrava dalle elezioni del 1994) è anche dovuta a questo sforzo di mobilitazione dei cittadini.

Ora si passa alla fase due. Pochi giorni fa la Commissione europea ha presentato la sua visione per dare forma alla Conferenza sul futuro dell’Europa. Si ha già una data di inizio e una durata. Il maxiprogetto di consultazioni dovrebbe essere lanciato il 9 maggio 2020, data molto simbolica, perché è al contempo la Giornata dell’Europa e il settantesimo anniversario della dichiarazione Schuman, e durerà due anni.

Di cosa si parlerà? La Commissione europea ha proposto due filoni di lavoro. Uno sarà più tematico e dedicato alle sfide che l’Unione ha davanti a sé. In questo senso la Commissione ha proposto una lista, non esaustiva, di temi, che include: la lotta ai cambiamenti climatici e alle sfide ambientali, un’economia che funzioni per le persone, equità sociale e uguaglianza, trasformazione digitale dell’Europa, promozione dei valori comuni europei e un rafforzamento della voce dell’Ue nel mondo.

Il secondo filone sarà più istituzionale e rivolto a discutere su ciò che si potrebbe migliorare per rendere l’Europa più democratica: verrà ripresa la discussione sul sistema dei candidati capilista alle elezioni europee (quelli Spitzenkandidaten che all’ultimo giro proprio Emmanuel Macron ha messo fuori gioco) e si ritornerà a parlare delle liste transnazionali (ovvero la possibilità di poter votare candidati di ogni nazionalità in una lista unica al Parlamento europeo), un’idea cara al presidente francese, ma bocciata nella scorsa legislatura con i voti decisivi del Partito popolare europeo.

Resta aperta una domanda, la più importante: come sarà strutturata la Conferenza sul futuro dell’Europa? Il Parlamento europeo ha già detto la sua, in una proposta di risoluzione approvata a gennaio 2020. Restano tuttavia da definire i dettagli su come verranno incluse le associazioni della società civile.  Per quanto riguarda il coinvolgimento diretto dei cittadini, il Parlamento propone la creazione di agorà dei cittadini e agorà dei giovani. Le prime dovranno essere “tematiche” ed essere composte al massimo da 200-300 cittadini con un minimo di tre per Stato membro. I deputati hanno insistito sul fatto che queste agorà siano rappresentative, in termini geografici, di genere, di età, di contesto socioeconomico e/o grado di istruzione.

La selezione dei cittadini partecipanti, sulla totalità dei cittadini dell’UE, dovrebbe essere fatta su base casuale da istituzioni indipendenti negli Stati membri, e andranno definiti criteri per garantire che i politici eletti, i rappresentanti governativi di alto rango e i rappresentanti di interessi professionali non possano partecipare alle agorà dei cittadini. A proposito invece delle agorà dei giovani, il Parlamento suggerisce che se ne tengano due, una all’inizio della conferenza e una verso la fine della stessa, e ciò perché “i giovani si meritano un proprio forum, visto che le giovani generazioni sono il futuro dell’Europa e saranno quelle su cui incideranno maggiormente le decisioni adottate oggi sulla futura direzione dell’UE”.

Oltre ai cittadini, la Conferenza vedrà coinvolti i rappresentanti delle varie istituzioni europee e nazionali, con la partecipazione di un massimo di 135 deputati europei, 2-4 deputati per parlamento nazionale, tre commissari europei, quattro membri del Comitato economico sociale e del Comitato delle regioni, le parti sociali a livello di UE, con due membri per parte e il Consiglio dell’Unione europea.

L’obiettivo sarà non ripetere l’errore della Convenzione sul futuro dell’Europa del 2004, un’iniziativa simile, guidata da Valéry Giscard D’Estaing Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene, che elaborò il documento più ambizioso – almeno nel nome – mai scritto a livello europeo: il trattato che istituiva una Costituzione per l’Europa. L’asticella fu messa così in alto che alla fine cadde: i cittadini di Francia e Paesi Bassi rigettarono il testo, che però venne fatto rientrare dalla finestra, con il Trattato di Lisbona.

La nuova avventura non è ancora partita, ma c’è già chi teme che possa naufragare, perché il Parlamento ha indicato come presidente della Conferenza l’ex ministro belga, Guy Verhofstadt, grande federalista ma anche personaggio molto divisivo. Una scelta, si mormora, figlia di un calcolo politico: in cambio della presidenza della conferenza, il gruppo dei liberali (ribattezzato Renew europe) supporterà il tentativo del capogruppo del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, di diventare tra due anni presidente del Parlamento europeo.

D’altro canto, va riconosciuto che Verhofstadt è di gran lunga il personaggio più mediatico a sedere in Parlamento europeo: dal 2009, anno in cui è entrato all’Eurocamera, ad oggi, ha dimostrato il piglio di una vera rockstar. Per questo, se c’è un personaggio che può attirare l’attenzione su quello che fa il Parlamento, quello è di sicuro lui. E, allora, che lo show abbia inizio!

(Matteo Angeli, via Unimondo.org cc by nd)

Foto ec.europa.eu

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