La Slovacchia ha commemorato la Giornata della memoria

Il 27 gennaio 1945, le divisioni 100 e 322 del “Primo Fronte ucraino” dell’esercito sovietico liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau in Polonia, emblema di barbarie e genocidio perpetrati dai nazisti. Più di un milione e 300 mila persone furono sistematicamente uccise tra il 1940 e il 1945 ad Auschwitz: un milione e 100 mila ebrei, 150 mila polacchi, 23 mila rom, 15 mila prigionieri di guerra sovietici, 25 mila persone di varie etnie … persone di tutte le età che “non erano degne di esistere”, secondo un’ideologia razzista e antisemita.

In seguito a una risoluzione adottata dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dal 2005 il 27 gennaio di ogni anno rendiamo omaggio alla memoria delle vittime dell’Olocausto e ribadiamo il nostro impegno nella lotta contro l’antisemitismo, il razzismo e tutte le altre forme di intolleranza che possono portare ad atti violenti contro determinati gruppi di persone.

Anche la Repubblica slovacca ha aderito alla commemorazione globale: migliaia di persone sono state deportate dal territorio della Slovacchia e la gran parte di loro sono state uccise nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau per ordine delle autorità dell’allora stato slovacco alleato della Germania nazista. Purtroppo fu proprio la Slovacchia a inaugurare i viaggi della morte: il primo treno di deportati verso il campo di Auschwitz veniva dalla città di Poprad, nella Slovacchia nord-orientale. Il primo convoglio, il 25 marzo 1942, era composto da giovani ragazze e donne ebree di tutta la Slovacchia orientale che erano state concentrate nelle caserme di via Kukučínova a Poprad. In seguito, altri sei treni lasciarono Poprad per il famigerato campo di sterminio.

La presidente Zuzana Čaputová ha partecipato alla cerimonia di commemorazione per il 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, e ha reso omaggio alle vittime dell’Olocausto insieme ai leader di quasi 60 paesi. «Probabilmente non c’è esperienza più forte dell’ascolto dei sopravvissuti che parlano in questo luogo della loro sofferenza», ha detto Čaputová. «Qui prendono vita i ricordi dell’inferno che hanno affrontato, tuttavia sento che in loro non c’è risentimento. Mi inchino profondamente davanti a loro. Tra le vittime dell’Olocausto c’erano anche decine di migliaia di nostri concittadini, espulsi con la forza da città e villaggi slovacchi. I nazisti li mandarono a morte certa», ha sottolineato presidente, ricordando l’importanza di difendere i valori democratici, minacciati dalla diffusione dei discorsi d’odio. «Oggi i tempi sono diversi e gli autori usano parole diverse, ma l’essenza del male rimane la stessa: il fascismo è ancora presente nella nostra società».

Il 19 gennaio i rappresentanti dei governi dei paesi membri dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) hanno approvato una dichiarazione in cui promettevano «di non dimenticare mai coloro che hanno resistito ai nazisti e chi ha protetto o salvato i suoi vicini perseguitati». Gli stati membri che hanno firmato il documento hanno accettato l’impegno a «continuare a lavorare insieme per contrastare la negazione e la distorsione dell’Olocausto, l’antisemitismo e tutte le forme di razzismo e discriminazione che minano i principi democratici fondamentali». Si sono inoltre impegnati a preservare la memoria dell’Olocausto, del genocidio dei rom e delle altre vittime della persecuzione nazista, nonché a promuovere programmi educativi su questo tema, che riflette l’importanza dell’azione collettiva contro l’antisemitismo e altre forme di pregiudizio, e di garantire il rispetto della dignità e dei diritti umani di tutte le persone nel mondo.

Come affermato dal ministro degli Affari esteri ed europei della Slovacchia Miroslav Lajčák, «75 anni dopo l’Olocausto la maggior parte di noi condanna il recente aumento dei messaggi di odio. Ma ricordare le vittime dell’Olocausto significa anche ricordarci del nostro fallimento collettivo nell’impedirlo. MAI PIÙ è una promessa che deve essere mantenuta attraverso le azioni, non le parole».

La Repubblica Slovacca, che fa parte del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, considera l’agenda di tolleranza e non discriminazione una delle sue priorità. Pertanto, si impegna a promuovere tutte le iniziative e attività volte a prevenire manifestazioni di odio e antisemitismo e che sono presenti nella nostra società, sostenendo, ad esempio, l’educazione dei giovani, con visite ai luoghi dell’Olocausto.

NESMIEME ZABUDNÚŤ NA HRÔZY HOLOKAUSTUDnes si pripomíname Medzinárodný deň pamiatky obetí holokaustu. Všetci ľudia na…

Uverejnil používateľ Peter Pellegrini Pondelok 27. januára 2020

«Tutti in Slovacchia dovrebbero sapere cosa significano questa parola (Olocausto) e la giornata di oggi», ha scritto il primo ministro Peter Pellegrini sui social media. «Ricordiamo i milioni di vittime dell’uccisione sistematica di persone esclusivamente a causa della loro appartenenza religiosa, etnica o razziale. Questa atrocità è avvenuta solo pochi decenni fa, in un momento in cui, a causa del progresso umano, molti lo consideravano impossibile. Tuttavia, è successo. E sfortunatamente, anche decine di migliaia di cittadini slovacchi sono finiti nei campi di sterminio». Pellegrini ha espresso preoccupazione per la diffusione di sentimenti di odio, manifestazioni di antisemitismo e l’atteggiamento di negazione dell’Olocausto, «sebbene questi orrori siano ben documentati e storicamente provati». Sei milioni di vittime dell’Olocausto non sono “favole”, ha detto il primo ministro. «Tali discorsi, insieme alla simpatia nascosta per l’ideologia fascista, sono un avvertimento per tutti coloro i cui valori fondamentali sono l’umanità, la libertà e la democrazia».

(Fonte BDE, Red)

Foto RonPorter CC0
prezident.sk

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.