Volkswagen: vendite in calo, produzione sospesa due giorni a febbraio

Lo stabilimento Volkswagen di Bratislava, che per Natale aveva chiuso l’impianto per 3 settimane, interromperà di nuovo la produzione per due giorni all’inizio di febbraio. La ragione, spiega l’azienda, è la bassa domanda dei veicoli del gruppo tedesco che escono dalle linee produttive della fabbrica slovacca. Non c’è tuttavia intenzione di ridurre il personale. Del resto, il contratto collettivo firmato l’anno scorso impedisce alla direzione di licenziare per cinque anni.

Nel frattempo, l’impianto automobilistico ha chiesto al governo di applicare anche in Slovacchia il sistema di cassa integrazione, conosciuto in Germania come kurzarbeit, allo scopo di salvaguardare l’occupazione in tempi difficili per le aziende. Si tratta di una misura anticrisi che consente alle aziende di ridurre le ore dei loro lavoratori per un periodo massimo di 24 mesi, nel corso dei quali il lavoratore riceve il 60% del salario netto per le ore non lavorate, o il 67% se ha figli a carico. La società remunera il lavoratore solo per le ore lavorate, mentre quelle non lavorate sono pagate dallo Stato; Il contributo previdenziale è diviso equamente tra l’impresa e lo Stato. Il ministero del Lavoro afferma che sarebbe complicato attuarlo in Slovacchia, e non ha intenzione di lavorarci, almeno in questo scampolo di legislatura. Anche l’Associazione delle industrie automobilistiche (ZAP) si è interessata della questione, e sostiene l’idea di importare il sistema tedesco per sostenere l’occupazione. Lamenta tuttavia la sordità del governo, che da tre anni fa orecchie da mercante.

In Slovacchia, a parte Volkswagen, gli altri impianti automobilistici non dovrebbero lasciare a casa nessuno. La francese Groupe PSA di Trnava  ha dichiarato pochi giorni fa che intende mantenere la forza lavoro attuale (circa 4.500 dipendenti diretti) anche nell’anno a venire. E anche la fabbrica di Kia vicino a Žilina, dove lavorano oltre 3.700 persone, non prevede grandi cambiamenti quest’anno, anche se il numero di auto prodotte nel 2020 dovrebbe scendere a 332mila, contro le 344mila dello scorso anno. Jaguar Land Rover, che ha investito 1,4 miliardi di euro per lo stabilimento vicino a Nitra, e che ha iniziato la produzione nell’ottobre 2018 con il nuovo Land Rover Discovery, sta ancora assumendo per completare i piani produttivi del secondo modello, il Land Rover Defender, entrato in produzione a fine 2019. L’azienda britannica, tuttavia, licenzierà almeno 500 persone nell’impianto di Halewood a casa della contrazione delle vendite, soprattutto dei modelli diesel.

In Europa sono già stati segnalati licenziamenti negli ultimi mesi dalle case automobilistiche Mercedes, Audi e Opel, e dal produttore di pneumatici Continental, che controlla anche il produttore slovacco Matador. Mercedes stima di licenziare 1.100 dipendenti, Audi il 10% della forza lavoro – oltre 9mila persone – entro il 2015, Opel più di 4.000 fino alla fine del decennio, e Continental prevede la riduzione di 20mila posti di lavoro entro il 2030.

(La Redazione)

Foto volkswagen.sk

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