Corruzione, la Slovacchia arretra di due posizioni nel 2019

Nel rapporto globale sulla percezione di corruzione stilata da Transparency International la Slovacchia perde due posizioni rispetto all’anno precedente. Secondo l’Ong nel paese non vengono sufficientemente puniti i corrotti che hanno posti di potere importanti nell’amministrazione. Nel Corruption Perception Index 2019 (che misura il livello di corruzione “percepito” dalla gente, e non la corruzione vera e propria) la Slovacchia è finita al 59° posto nel mondo, perdendo due posizioni in un anno e cinque rispetto al 2016.

Solo cinque paesi membri dell’UE hanno risultati peggiori della Slovacchia, e sono Ungheria, Grecia, Croazia, Romania e Bulgaria, ha fatto notare l’organizzazione nazionale Transparency International Slovensko (TIS) nel presentare ieri i risultati. Se tra i paesi dell’ex blocco comunista è l’Estonia che ha il ranking migliore  – è 18esima – la maggior degli altri stati dell’Europa centro-orientale è scesa in classifica rispetto al 2018, più di tutti Romania e Repubblica Ceca.

Alla testa della classifica, come paesi meno corrotti in base alla percezione degli abitanti, ci sono Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia, Svizzera, Singapore, Svezia, Norvegia, Olanda, Lussemburgo e Germania. Gli ultimi, dove il sentimento di corruzione è pervasivo, sono Somalia, Sud Sudan e Siria. Due terzi di tutti i paesi hanno segnato meno di 50 punti su 100.

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Secondo TIS, a vedere i risultati la lotta contro la corruzione in Slovacchia non è una vera priorità, nonostante il governo l’abbia inclusa nel suo programma di legislatura. Secondo una ricerca di TIS, i due tersi delle sentenze della Corte penale specializzata nel periodo 2016-19 hanno riguardato bustarelle di tono minore, con somme in ballo fino a 500 euro, mentre il 40% riguardava un tipo di corruzione ancora più infinitesima, fino a 100 euro. E sono calati in maniera sostanziale i casi di condanna di politici, giudici, ufficiali di polizia e pubblici ministeri: dal 2016 all’ottobre 21019 sono stati soltanto 12 i casi simili, contro i 30 della legislatura precedente.

Secondo il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD), l’arretramento della Slovacchia fa seguito ai molti casi emersi nell’ultimo anno e che hanno avuto grande esposizione mediatica sulle testate nazionali e non. L’ufficio del governo ha citato in particolare i sospetti di corruzione e aggiustamenti di sentenze nell’ambiente giudiziario. La gente è bombardata quotidianamente da notizie che i media dosano in maniera calcolata, dice la nota governativa, traendo informazioni da documenti e file trapelati illegalmente direttamente dalle indagini della polizia e delle procure. È comprensibile che i cittadini sottoposti a questa copertura totale abbiano perso in parte la loro fiducia nella giustizia e nelle istituzioni. A questo proposito, il primo ministro ricorda le misure decise a fine dell’anno scorso per far fare un passo indietro a magistrati anche solo sospettati di crimini che possano danneggiare la credibilità delle istituzioni.

Le parti dell’opposizione ritengono che il peggioramento della Slovacchia in tema di corruzione sia completamente addebitabile al governo, e le elezioni del 29 febbraio potranno essere dirimenti per il futuro del paese anche su questo tema chiave. La cadura di cinque posizioni nel corso della legislatura, secondo i liberali di SaS, è la prova della corruzione nel governo e dei legami delle varie “mafie” con i più alti funzionari dello Stato. Da OLaNO si citano i tanti contratti governativi ottenuti da «chi aveva i numeri giusti nel proprio telefono» durante i dodici anni di potere di Smer-SD, e non da chi invece aveva le migliori competenze. Dalla coalizione PS-Spolu vengono critiche al governo per non aver introdotto misure efficaci allo scopo di rafforzare la fiducia del pubblico negli organi chiave dello Stato, e si fa notare che non è ancora stato nominato un capo per l’ufficio per la protezione degli informatori, che dunque non ha ancora potuto cominciare ad operare.

Un commento è arrivato anche dal corpo delle forze di polizia. Il comandante Milan Lučanský ha rivendicato che un primo passo di natura epocale compiuto nella lotta contro la corruzione è stato l’introduzione di una procedura indipendente per la scelta del presidente del Corpo di polizia, che gli dà maggiore libertà di azione senza subire le interferenze esterne. Sebbene in ultima istanza il capo della polizia venga ancora nominato dal ministro degli Interni, ora deve passare un processo di selezione pubblico, e la scelta deve essere condivisa con il comitato parlamentare per la Difesa e la sicurezza. Lučanský, il primo capo nominato con questo nuovo sistema, ha detto che il metodo ha dato i suoi risultati, e l’Agenzia nazionale anticrimine NAKA, l’unità di elite istituita per i crimini di particolare gravità, ha ottenuto risultati di alta qualità nell’ultimo periodo. Lučanský ha tuttavia lamentato le interferenze dei media, che rendono più complicato indagare e raccogliere prove dirette quando si è sotto gli occhi e le orecchie di giornali e televisioni.

(La Redazione)

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