Rilascio di Trnka, il Procuratore generale Čižnár chiede spiegazioni alla Procura speciale

Il rilascio venerdì scorso dell’ex procuratore generale Trnka appena ventiquattr’ore dopo un arresto plateale (di cui la polizia aveav rilasciato un video girato nel solito stile all’americana da film di serie C usato dalle forze dell’ordine slovacche) ha suscitato numerosissimi commenti e critiche. Nemmeno l’interrogatorio di otto ore svolto presso la sede di Nitra dell’Agenzia nazionale anticrimine NAKA avrebbe portato evidenze tali di colpevolezza da portare alla conferma dell’arresto, per cui un procuratore ha deciso il rilascio. La polizia ha mantenuto da allora il massimo riserbo trincerandosi dietro il no comment.

Ora però l’attuale procuratore generale Jaromír Čižnár, che siede sulla poltrona che fu di Trnka fino al 2014, ha richiesto un parere al procuratore della Procura speciale (USP) che è superiore diretto del procuratore di vigilanza che ha decretato il rilascio di Trnka in merito allo svolgimento dei fatti. Čižnár sta prendendo conoscenza con il fascicolo di indagine e sulla procedura adottata dal  procuratore in questione, e ha chiesto alla procura di fare piazza pulita di eventuali influenze politiche, ha detto il portavoce della procura, spiegando che Čižnár intende quanto prima possibile farsi e poi comunicare un parere imparziale su questo caso. Čižnár chiede anche «educatamente ai politici, o ai funzionari costituzionali di non agire con attività politiche inadeguate per non interferire con l’indipendenza delle decisioni giudiziarie», si legge nella dichiarazione della procura generale.

Dopo il rilascio di Trnka la presidente Zuzana Čaputová aveva annunciato l’intenzione di convocare a palazzo il procuratore generale Čižnár e il capo della polizia Milan Lučanský per fare chiarezza in un caso «così importante per la società» slovacca, in cui queste opinioni divergenti minano la fiducia delle persone nella giustizia (già piuttosto bassa).

Dall’opposizione, che in coro aveva gridato “finalmente” e “meglio tardi che mai” alla notizia dell’arresto di Trnka, alla sua liberazione sono subito intervenuti esprimendo grande sorpresa alla “pessima notizia”, augurandosi che si tratti di un semplice errore procedurale dei funzionari di polizia che verrà presto spiegato e corretto. Chiedono dunque lumi dalle autorità per capire come stanno le cose. Tutti i principali soggetti politici di opposizione hanno dichiarato che l’idea della gente che non ci si possa fidare della giustizia è ampiamente giustificata, se si lascia andare via libero un uomo che è il «principale sospettato di uno scandalo di corruzione che tutta la Slovachia ha potuto vedere in  un video», è quanto detto dai democratici cristiani (KDH). Il video in questione, registrato da una telecamera nascosta nell’ufficio del procuratore generale da Marián Kočner, è quello di Trnka che parla con l’allora ministro delle Finanze Ján Počiatek (Smer-SD) di casi scandalosi come quello Tipos-Lemikon o quello delle quote di emissione. Il ministro chiedeva al procuratore generale di rallentare i tempi della giustizia sulla questione Tipos, in modo che la gente se ne dimentichi. «Non importa quale sia la verità, importa solo ciò che dici», diceva tra l’altro Počiatek a Trnka nella conversazione, che secondo i media si sarebbe svolta all’inizio del 2009, malgrado sul video sia stampigliata una data successiva.

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Anche il ministro della Giustizia Gabor Gál (Most-Hid) si è detto sorpreso dalla decisione di liberare l’ex procuratore generale Trnka, e si augura che gli organismi preposti spieghino la loro azione. Come ministro della giustizia, egli non ha alcun potere sulle misure adottate dalla polizia o dall’ufficio del procuratore, e in ogni caso egli non ha visto il fascicolo del caso e non può trarre conclusioni, ma «la discordanza tra le opinioni legali della polizia e della procura in questi tempi turbolenti ha un impatto anche sulla percezione pubblica del ministero della Giustizia, e non aiuta nel momento in cui si sta cercando di ripristinare la fiducia pubblica nella magistratura», e credere che la legge sia davvero uguale per tutti, ha detto Gál.

(La Redazione)

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