Federico Fellini nasceva 100 anni fa: la storia d’amore con Giulietta, il film più bello

Prima sognavamo in “bianco e nero”, facevamo sogni sbiaditi, normali: mostri, astronavi, viaggi, draghi, amori impossibili e cowboy. Poi è arrivato Fellini, Federico Fellini. E i sogni hanno cambiato volto. Ha cambiato il nostro modo di sognare, il nostro modo di guardare alle cose, e a quel che si nasconde dietro le cose. Perché, come diceva un altro grandissimo protagonista dei sogni di tante generazioni, “l’essenziale è invisibile agli occhi“. E Fellini è stato un Piccolo Principe, perché ha speso gran parte della propria esistenza viaggiando alla ricerca di un altro mondo. Ma non l’ha fatto da solo ed è per questo che non è giusto parlare di Federico Fellini senza raccontare la storia dell’altra metà di quel mondo: Giulietta Masina.

Federico e Giulietta, una storia d’amore fra le più belle che siano mai state scritte, dirette e interpretate sulla faccia della terra. Omettere da questo racconto la meravigliosa, indimenticabile Gelsomina, vorrebbe significare tradire la storia e dare ragione a chi dice che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna e che una buona donna è sempre capace di fare un passo indietro al proprio uomo. Invece no. Questa non è la solita storia dei maschi, scritta dai maschi e per i maschi. Noi qui racconteremo l’allegra e incredibile, meravigliosa e triste storia di Giulietta e Federico che si amarono al di sopra di ogni cosa, nonostante tutto, al contrario di tutto. E che morirono quasi insieme perché lontano non potevano stare: lei lo seguì soltanto sei mesi dopo, di crepacuore. Perché succede, sapete, l’ho visto con i miei occhi, il cuore alle volte si spacca e si può morir d’amore.

Foto: Archivio Mencarini

Federico e Giulietta, una meravigliosa storia d’amore

Si conoscono giovanissimi, nel 1942, poco più che ventenni e dal giorno in cui si videro per la prima volta, non si sono mai più separati. Si incontrano negli studi dell’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, e trascorso appena un anno, dopo l’8 settembre 1943, Federico, invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze con Giulietta il 30 ottobre. Poco dopo ebbero un figlio, Pier Federico, nato il 22 marzo 1945 e scomparso appena undici giorni dopo, il 2 aprile. Fu una tragedia indimenticata perché indimenticabile, che segnò la vita di entrambi: non lo dimenticheranno mai fino alla loro scomparsa nel ’93/’94. E forse anche proprio per questo “piccolo” (vi prego, le virgolette sono importanti) lutto, la loro bellissima storia d’amore è stato il loro film più bello.

Federico Fellini, 100 anni fa

Sin da bambino i suoi sogni erano grandi, a colori e in movimento: ispirandosi al suo personaggio dei fumetti preferito, Little Nemo, nella sua cameretta aveva costruito un mondo onirico, dove faceva prendere vita alle storie che immaginava. Già da ragazzino, all’età di sedici anni, amava moltissimo il cinema, tanto che, come racconterà poi lui stesso, nel suo libro Quattro film, tra il ’36 e il ’39, usciva di casa , di nascosto dai genitori, ed entrava nei cinema della sua città. Da sempre aveva amato raccontare storie, seppur a quell’età non pensava ancora di fare il regista, ma qualcosa a metà tra lo scrittore e l’illustratore. E saranno proprio le storie, prima disegnate, poi scritte, per il teatro e il cinema, a portarlo a dirigere i suoi primi film e proprio per la sua natura immaginifica e libertaria alcuni critici definiranno “Lo Sceicco Bianco” (film di straordinario insuccesso), “il primo film anarchico italiano”.

I film di Fellini

Sarà il suo quarto film a dargli il successo internazionale e difatti sarà anche il primo ad avere come protagonista Giulietta Masina, caparbiamente voluta anche a dispetto del parere dei produttori. “La strada” fu uno dei successi più grandi di tutti i tempi, vinse l’Oscar come migliore film straniero nella decima edizione del premio, nella quale per l’appunto fu introdotta questa categoria. “Ed è un successo che rimane inalterato nel tempo, tanto che in prospettiva non sembra neppure insensata la proposta fatta all’epoca dal produttore Alexander Korda e rifiutata da Fellini ridendo, di allestire un seguito: Le Avventure di Gelsomina. Anche la musica di Nino Rota, composta per l’occasione, diverrà popolare in tutto il mondo e negli Usa si trasforma in una canzone popolare: Star Shine In Your Eyes.” Giulietta è paragonata a Marcel Marceau, a Harry Langdon e viene definita da tutti la “female Chaplin“: lo stesso Chaplin dirà in un’intervista che la Masina “è l’attrice che ammiro di più”. La Strada è uno dei film più belli della storia di tutto il cinema e lo avevano fatto insieme.

“In qualche modo La Strada è un film che racconta un itinerario psichico individuale: un vero e proprio sogno che descrive il caso clinico del suo autore e se è vero che ognuno di noi ha la sua fabula personale, questa rimane la favola più dolorosa ed enigmatica di Federico.” In molti vedevano nella storia di Gelsomina e Zampanò una metafora del matrimonio nell’era prefemminista e della situazione della donna, un archetipo della battaglia fra i sessi: il maschio brutale e la moglie vittima e sottomessa. Ma la Masina rifiutava ogni identificazione con il personaggio della piccola vittima. In realtà la storia di Gelsomina è la storia di Federico stesso, il suo sogno. È lui che si è lasciato alle spalle la casa vicino al mare ed è salito su una roulotte, imparando l’arte del clown e “si è proposto come tramite per il racconto di “una realtà dell’anima” affrontando il vasto arcipelago dell’esistenza.” E così a furia di raccontare le sue storie, Fellini è diventato le sue storie.

Il neologismo “Felliniano”

Sono tantissimi i film che ha girato e che hanno fatto la storia del cinema e non solo: i suoi tristi clown hanno segnato l’immaginario di intere generazioni artistiche. Non c’è autore, regista, scrittore, attore o musicista che non si sia ispirato al girotondo di anime di Otto e Mezzo, ai rimpianti di Amarcord, alle musiche di Nino Rota, alla triste malinconica inattitudine ad un barbaro presente di Ginger e Fred, all’urlo nella fontana di Anita Ekberg ne La Dolce Vita. Sono immagini ormai talmente radicate nel nostro immaginario collettivo che molti probabilmente non sanno neppure siano opere della fantasia di Fellini: d’altronde nel tempo è diventato un epiteto e come ironicamente diceva lui stesso, in un’intervista: “Felliniano… Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo.” Il suo cinema è racconto del reale attraverso il sogno. Qualcosa di unico, irripetibile, spiazzante, mai visto: è letteratura, teatro, pittura, fotografia e sogno al tempo stesso. Lo dice anche il suo metodo: spesso non c’era sceneggiatura né storyboard, sognava di notte e di giorno metteva a in scena quel che aveva sognato. Improvvisava, ma con metodo. Ha saputo raccontare come pochi e nella maniera in cui soltanto lui ha saputo fare, il nostro paese, sempre in bilico fra sacro e profano, greve e ideale, sogno e reale (come si racconta benissimo in questo libro).

C’è un storia legata a Mastroianni, il suo Marcellino, il suo alter ego, l’attore feticcio, che racconta più di tutte chi era Fellini e a cui sono molto affezionato. Si dice che andò a vedere il suo eterno amico e compagno di scene, Mastroianni, ad una replica di una commedia musicale di Garinei e Giovannini, Ciao Rudy, dove interpretava Rodolfo Valentino, cantando e ballando; la critica non fu affatto tenera con lui, e anche se le repliche fossero costantemente gremite fino al “tutto esaurito”, pare che lo spettacolo non fosse affatto bello. Così a recita conclusa, Federico entrò nel camerino di Mastroianni e dopo averlo abbracciato disse: “Marcellì ma vuoi farlo pure il prossimo anno sto spettacolo? Ancora a fare il bamboccetto che balla e canta? Ma ti rovini così…” Firmò un assegno e pagò di 120 milioni di lire dell’epoca (era il 1966), pur di non rivedere il suo adorato Marcellino ancora lì, perché lo avrebbe voluto nel suo nuovo progetto Il Viaggio di G. Mastorna film, purtroppo, che per varie vicissitudini, mai si fece. Questo era Fellini per me: sognatore ad ogni costo (in tutti i sensi!).

31 ottobre 1993: la morte di Federico Fellini

Il 29 marzo 1993 Fellini riceve dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences l’Oscar onorario “in riconoscimento dei suoi meriti cinematografici che hanno entusiasmato e allietato il pubblico mondiale”. Il 31 ottobre dello stesso anno Federico scompare. Credo che sia la parola più giusta da usare in questo caso: scomparso, perché non esclude il ritorno, scomparso, come se fosse una magia, perché dopotutto Fellini è stato ed è un mago, il più grande illusionista che si possa ricordare. Il trombettista Mauro Maur, prima tromba del teatro dell’Opera e solista internazionale, suona ai suoi funerali, la musica tanto amata de La Strada. Musiche che aveva suonato nel balletto tratto dal film e in occasione della cui prima Maur aveva conosciuto Giulietta, che lo aveva chiamato sul palcoscenico vicino a lei abbracciandolo con commozione. L’ultima volta che si incontrarono, fu dopo aver suonato al saluto del suo Federico. Quando lo vide, con dolcezza e malinconia, lo chiamò “La mia tromba” e gli chiese che, per i suoi funerali suonasse anche per lei la musica del loro tanto amato personaggio, specchio di Federico e reso vivo da Giulietta. Sapeva già, forse, che il suo cuore, di lì a poco, si sarebbe spaccato senza di lui. Il 23 marzo 1994 si spegneva Gelsomina.

“L’unico vero realista è il visionario…”

(Massimiliano Loizzi, Fanpage cc by nc nd)

Foto Library of Congress CC0
Foto: Archivio Mencarini

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