Convenzione di Istanbul, la Slovacchia si prepara a dire no al Consiglio d’Europa

Il primo ministro Peter Pellegrini ha chiesto alla presidente Zuzana Čaputová di adempiere alla richiesta del Parlamento in merito alla posizione della Slovacchia nei confronti della cosiddetta Convenzione di Istanbul. Il capo dello Stato dovrebbe dunque notificare agli organi europei l’intenzione della Repubblica Slovacca di non ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. L’obiettivo è impedire l’accettazione da parte del paese di impegni e obblighi non regolati dalla legge slovacca.

Ieri il consiglio dei ministri ha adottato misure per realizzare le risoluzioni del Parlamento nazionale del 29 marzo e del 28 novembre 2019 che respingono la Convenzione sulla base di una mozione del Partito nazionale slovacco (SNS). Secondo i parlamentari, che in entrambi i casi includevano rappresentanti di un ampio arco costituzionale, la proposta approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata ad oggi da 34 paesi contrasta con l’idea di famiglia tradizionale che in Slovacchia è protetta a livello costituzionale e in qualche modo imporrebbe nel paese una sorta di uguaglianza di genere e di ideologia di genere che sono ritenute inaccettabili. Ad irritare soprattutto i partiti della coalizione di governo è la definizione inserita nella convenzione di genere sessuale, che non è basata sulla denotazione biologica ma sul comportamento sociale, e quella di matrimonio, che è in conflitto con la formulazione inserita in Costituzione alcuni anni fa, secondo la quale il matrimonio è unicamente una unione tra un uomo e una donna.

In linea con l’ultima risoluzione parlamentare del 28 novembre, il primo ministro ha proposto inoltre al governo di fare uso di tutte le possibilità dell’esecutivo di agire contro l’UE e le istituzioni comunitarie perché non aderiscano alla Convenzione. Il consiglio dei ministri ha anche preso atto del fatto che il ministro della Giustizia ha presentato per iscritto il 18 dicembre 2019 alla Corte di giustizia dell’Unione europea le obiezioni della Slovacchia alla convenzione.

Al documento del Consiglio d’Europa aveva aderito nel 2001 l’allora governo di centro-destra di Iveta Radičová (2010-2012), che però non l’aveva ratificata. Tra gli altri paesi che sono contrari all’iniziativa ci sono anche Repubblica Ceca e Regno Unito.

(Red)

Foto Kiwiev CC0

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