L’omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata Martina, come sono andati i fatti

La lettura delle accuse da parte del pubblico ministero al processo per l’omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová iniziato oggi è stata anche una occasione per fare il punto sul caso e ricapitolare i fatti.

L’uomo d’affari Marian Kočner ha ordinato l’omicidio di Ján Kuciak come vendetta per i suoi articoli sulle sue losche attività commerciali ad Alena Zsuzsová alla fine del 2017 o all’inizio del 2018. Nei piani iniziali, Kuciak avrebbe dovuto essere rapito e poi ucciso, ma poi si è deciso diversamente. Kočner ha fornito alla sua collaboratrice informazioni sulla vittima e sui suoi spostamenti, e fotografie e video forniti da Peter Tóth, che aveva gestito la sorveglianza di Kuciak e altri giornalisti scomodi per l’imprenditore.

Per svolgere il compito assegnatole, Zsuzsová avrebbe contattato Zoltán Andrusko, una sua vecchia conoscenza, promettendo di condonargli un debito di 20.000 euro e dargli altri 50.000 euro in contanti. Andrusko ha chiamato Tomáš Szabo e Miroslav Marček commissionando loro l’omicidio per 40.000 euro. Di loro sapeva che avevano già ucciso due anni prima l’imprenditore Peter Molnár nella loro città, Kolárovo. I due cugini avevano più volte fatto i 52 km che li separavano dal villaggio di Veľká Mača, dove viveva il giornalista, appostandosi vicino alla casa per controllare gli orari del giovane e ispezionando la zona per fare il colpo, anche provando tutte le fasi dell’omicidio, inclusa la fuga. All’inizio il piano previsto da Andrusko era di rapire Kuciak, e di farlo poi sparire nel nulla, ma Szabo si è opposto, convinto che siano metodi del passato, oggi troppo complicati.

La sera del 21 febbraio i due sicari sono partiti alla volta di Veľká Mača per compiere l’omicidio. Lungo la strada hanno attivato i due telefoni “sicuri” forniti loro da Andrusko, il cui segnale in seguito è stato usato dagli investigatori per rintracciarli. Szabo ha scaricato Marček presso il campo sportivo nel villaggio, e da lì il killer ha proseguito a piedi per la casa di Kuciak, dove si è nascosto in un piccolo ripostiglio all’aperto per aspettare il momento giusto per entrare in azione. Intorno alle 20:21 Marček è entrato nella casa, ha sparato prima a Kuciak, due volte al petto, e poi alla fidanzata Martina colpendola alla testa, usando una 9 millimetri con un silenziatore fatto in casa. Dopo di che è uscito dalla casa e si è velocemente recato presso il campetto di calcio dove il cugino lo ha raccolto poco dopo.

Insieme si sono spostati verso il villaggio di Chotín, nei pressi di Komárno, dove li aspettava Andrusko. Quest’ultimo ha informato Zsuzsová, che il giorno dopo ha incontrato a Bratislava Marian Kočner e preso il denaro in contanti per pagare il delitto. Soldi che ha poi consegnato ad Andrusko avvolti in un fazzoletto. L’intermediario ha tenuto per sé 10.000 euro e ha dato i restanti 40.000 ai due sicari. Una volta che la notizia è divenuta pubblica e ha suscitato una grande reazione nel paese, Andrusko ha chiesto altri soldi, che Zsuzsová ha avuto da Kočner il giorno stesso.

Inizialmente gli investigatori pensavano che Marček fosse stato l’autista, e credevano che a sparare fosse stato Szabo. Tutto ribaltato quando, questa primavera, Marček ha deciso di parlare a fare luce sulla sua posizione, confessando la sua colpevolezza. Marček ha dichiarato che ha deciso di sparare a Martina Kušnírová solo quando se l’è trovata davanti nella casa, e voleva evitare di lasciare un testimone. «Ho bussato alla porta, il signor Kuciak l’ha aperta. Gli ho sparato al petto. Lei [Martina Kusnirova – ndr.] È fuggita in cucina. L’ho seguita e ho sparato anche a lei. Ho visto la ferita, sapevo che era già morta. Prima di partire, ho sparato ancora una volta a Jan Kuciak, che giaceva sulle scale», ha detto oggi alla corte Miroslav Marček.

(Red)

Foto janmarcust CC0

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