Detti e proverbi – Chodiť (okolo niečoho) ako mačka okolo horúcej kaše

Gentili lettori,

Quando abbiamo tanta fame ma la pietanza è troppo calda, ci avviciniamo con prudenza, per non scottarci. Ma anche quando facciamo un discorso partendo alla larga, senza affrontare il nocciolo del problema, ci giriamo intorno senza arrivare al dunque, potremmo sentirci dire Nechoď okolo toho ako mačka okolo horúcej kaše!, cioè essere invitati ad esprimersi in modo diretto, senza preamboli.

Il nostro primo detto della rinnovata serie ha due protagonisti: un gatto e un piatto di porridge caldo. Letteralmente “Girare intorno a qualcosa come il gatto intorno al porridge fumante”, si utilizza sia in senso letterale che in quello metaforico, un po’ come in italiano.

Nella versione italiana del detto, lo stesso gatto “gira intorno alla polenta calda”. Perché allora ho scelto il porridge, per la mia traduzione della parola kaša?

Kaša è una pietanza semiliquida cotta per lo più nel latte. In senso derivato è kaša anche una qualsiasi massa di consistenza piuttosto liquida, commestibile o non, come purea di frutta (ovocná kaša), poltiglia di neve (snehová kaša) o la pappa di gesso (sadrová kaša).

Kaša: porridge, polenta, pappa, purea, poltiglia o pasticcio?

Ho escluso a priori la parola “polenta”, perché questa generalmente evoca in italiani un’immagine di polenta di mais, e il significato della kaša slovacca, nel nostro detto con il gatto, andrebbe a confondersi e a restringersi all’immagine appunto della polenta gialla. E giacché il mio compito è anche quello di spiegarvi – oltre i detti e modi di dire – anche gli usi e i costumi slovacchi, non potevo certo perdermi questa succulenta occasione linguistica e gastronomica! Salite, partiamo per il tour.

Permettetemi di partire dall’ “italianissima” parola porridge, che secondo Treccani è:

«Piatto tipico della cucina inglese, consumato di solito durante la prima colazione, consistente in una zuppa molto densa a base di farina di avena fatta bollire nell’acqua o nel latte e condita con l’aggiunta di zucchero, panna, marmellate.»

Di origine inglese, nemmeno i dizionari italiani più rispettabili traducono questa parola in italiano.

Con ciò non volevo dire che la parola porridge rispecchi esattamente la slovacca kaša, ma è assolutamente fedele come traduzione per la variante di ovsená kaša, cioè il porridge che in Slovacchia si fa perlopiù per cena, cuocendo dei fiocchi di avena (ovsené vločky) nel latte per poi condire la massa cotta con il miele oppure con zucchero e cacao (o cannella), o anche con frutta sciroppata.

Ma chi mai potrebbe essere sicuro che il gatto slovacco del nostro detto stia girando alla larga proprio dal piatto fumante di ovsená kaša?

Treccani sotto la voce pappa riporta:

«una pietanza […] cotta, densa e collosa». 

Una delle definizioni lì elencate sedí ako uliata (“sta precisa come se le fosse colata addosso”, cioè calza a pennello) a krupicová kaša, la pappa al semolino, qui la parte interessata: «Minestra densa costituita da […] semolino […], cotto in […] acqua e latte, talvolta opportunamente condita.»

Mentre il semolino italiano si mangia al posto della minestra, viene cotto anche nel brodo e si condisce con il parmigiano, krupicová kaša si mangia come piatto unico, tipicamente fa da cena ai bambini e a chi ne è ghiotto. È fatta con semolino di grano tenero (detská krupica) e latte, colata nel piatto piano e ancora fumante condita con zucchero, cacao o cannella, per i più golosi con l’aggiunta di burro fuso.

Diamo ora una sbirciata alla voce polenta. Oltre a dare la definizione della polenta gialla, vengono nominate anche la polenta nera (di grano saraceno) e quella dolce (di farina di castagne). Il fatto interessante è l’origine della parola:

«[lat. polĕnta «farina d’orzo, polenta», affine a pollen -lĭnis «fior di farina» e a puls pultis «pappa»]»

Da qui capiamo che anticamente la “polenta” era identificata con una pietanza fatta di farina (o cereali), cotta a pappa. Questa definizione rispecchia fedelmente anche la slovacca kukuričná kaša, la polenta fatta con la farina di mais, cotta nell’acqua ma lasciata bella morbida, servita o con i soliti condimenti dolci, o in versione (finalmente una) salata, con il latte freddo.

Gli slovacchi conoscono anche pšenová kaša (polenta di miglio), ryžová kaša (polenta di riso) e anche la quasi dimenticata staroslovanská kaša, cioè polenta panslavica, fatta con la farina d’orzo tostata. Fanno parte del gruppo di kaše anche quelle salate che accompagnano le carni, come hrachová, šošovicová, fazuľová, cícerová kaša (di piselli secchi, di lenticchie, di fagioli, di ceci). E ancora, per gli slovacchi è kaša anche la purea di patate (letteralmente zemiaková kaša).

Concludo con una kaša davvero particolare che fa parte della tradizione contadina: zabíjačková ovvero žobrácka kaša, la pappa di quando si ammazza il maiale ovvero la pappa del mendicante (ne abbiamo parlato nell‘articolo Uno straniero in visita: riflessioni semi-serie).

Chiudendo la parentesi linguistica, credo che per tradurre la parola kaša ogni traduttore opterà per la variante più opportuna a secondo del caso. Per quanto riguarda i nostri gentili lettori, se vi domandassero se vi piace la “kaša”, sapete già che è indispensabile farsi chiarire il tipo di “kaša” in questione, altrimenti rischiate di trovarvi per cena con un allegro piatto di semolino fumante, cosparso generosamente di zucchero e cacao.

Visto il contenuto, il nostro detto del gatto e porridge fumante trova la sua applicazione nella conversazione informale.

Se nel discorso formale volete spronare qualcuno ad esprimersi in modo chiaro, “andare al sodo, al dunque”, potete utilizzare l’espressione (ísť) k jadru (veci), “(andare) al nucleo (della questione)“.

I lettori più attenti si potrebbero domandare dov’è andata a finire la traduzione di kaša come “pasticcio”. Lo scoprirete in prossima puntata di „Detti e proverbi slovacchi“.

(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)

Foto kessa CC0
M.Sebokova (2 e 3)

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