Quanto è pronta la Slovacchia a far fronte alle grandi sfide?

Invecchiamento della popolazione, cambiamenti climatici e progresso tecnologico sono le tre principali sfide del futuro per i governi, le imprese pubbliche e private e la società civile in generale. Il rapporto “Change Readiness Index (CRI)” redatto dalla società di consulenza KPMG International analizza la capacità di 140 paesi di anticipare e gestire un’ampia gamma di fattori di cambiamento in politica, economia e nella società, alimentando in modo proattivo le opportunità risultanti e mitigando i possibili impatti negativi.

Lo studio è strutturato attorno a tre pilastri sostanziali che rappresentano la capacità di fondo di un paese nel gestire il cambiamento:
– l’ambiente imprenditoriale;
– il governo, compresi gli aspetti fiscali, regolamentari e di sicurezza;
– la società civile (istruzione, salute, crescita sostenibile, inclusione – ovvero produzione di risorse e loro ridistribuzione a quante più persone possibile – e accesso alla tecnologia).

La Slovacchia si colloca nella classifica al 37° posto, perdendo 7 posizioni rispetto al 2017. L’apertura della sua economia sembra essere il più grande vantaggio della Slovacchia, che in quest’area occupa la 14a posizione, ma per quanto riguarda l’ambiente imprenditoriale il paese si trova solo alla 97a posizione. In generale, la Slovacchia sembra meno preparata alle grandi sfide rispetto al 2017.

All’interno del gruppo Visegrad sono la Repubblica Ceca e la Polonia che, sebbene siano un po’ indietreggiate, hanno ottenuto i risultati migliori qualificandosi rispettivamente al 27° e 33° posto, mentre l’Ungheria è al 48°. La Slovacchia mantiene il proprio vantaggio rispetto alla Romania (54°) e alla Bulgaria (60°), paesi con cui spesso compete nel settore degli investimenti esteri. Tra i paesi dell’Europa centrale e orientale spicca l’Estonia, che occupa il 21° posto. In testa al «Change Readiness Index 2019» si trovano Svizzera, Singapore e Danimarca.

Lo studio CRI è basato sull’analisi dei dati forniti da circa 1.400 specialisti e fonti come il World Economic Forum, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e le Nazioni Unite. Il rapporto quest’anno ha esaminato più da vicino i cambiamenti climatici, uno dei principali rischi per le generazioni future. Lo studio mostra che non esiste un unico approccio per rispondere ai cambiamenti in modo tempestivo. Coloro che non riconoscono l’impatto del cambiamento climatico come “nuova normalità” e non riescono ad adattarsi ai mutamenti non sono preparati all’aumento dei costi che cadranno sui cittadini, sulle imprese e sulle economie di tutto il mondo. Molte economie oggi dipendono da un singolo segmento della società che si assume la responsabilità di prepararsi al cambiamento, ma ciò non produce i migliori risultati nel lungo termine. Gli esperti di KPMG sottolineano che ogni segmento deve lavorare in armonia con l’obiettivo di un risultato condiviso. Gli autori dello studio evidenziano le capacità necessarie per mitigare e adattarsi ai rischi climatici, accelerare l’innovazione nell’energia sostenibile e consentire ruoli più efficaci per i governi e la società civile, poiché le soluzioni devono avere una portata globale.

(Fonte Buenos días Eslovaquia)

Illustr. Pxfuel CC0

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