I militari slovacchi della missione NATO in Iraq hanno lasciato il paese

Le autorità slovacche hanno reagito con sorpresa e irritazione all’attacco di un drone statunitense che a Baghdad il 3 gennaio ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani e altri alti funzionari di Iran e Iraq e che ha provocato reazioni sdegnate in molti paesi del mondo e la rabbia e richiesta di vendetta dei paesi dell’Islam sciita. Domenica si è svolta una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza richiesta dal primo ministro Pellegrini dopo essere stato interpellato dal ministro della Difesa Peter Gajdoš, per discutere della situazione e degli eventuali rischi corsi dai militari slovacchi in Iraq dopo che il parlamento iracheno aveva approvato una risoluzione che chiede di mettere fine alla presenza di tutte le truppe straniere nel Paese. 

Dopo le prime perplessità, dovute secondo Pellegrini e Gajdoš anche alle oggettive difficoltà di inviare un aereo in Iraq a prelevare i propri soldati, fatto che avrebbe messo a repentaglio la vita stessa dei militari, i sette slovacchi schierati attualmente in Iraq come addestratori sono stati trasferiti fuori dal paese lunedì. Una operazione avvenuta in seguito alla sospensione delle attività della missione di addestramento della NATO nel paese mediorientale. Il processo di evacuazione sarebbe stato coordinato nell’ambito dell’intera unità che sta svolgendo la missione all’interno della quale i soldati slovacchi stanno prestando servizio. Gli alleati della NATO hanno sospeso la loro missione di addestramento in Iraq ma sono pronti a riprenderla se verrà raggiunto un accordo con le autorità irachene.

Il presidente del Partito nazionale slovacco (SNS) e capo del Parlamento Andrej Danko aveva chiesto a Pellegrini di inviare immediatamente un aereo del governo in Iraq, criticando il primo ministro per la sua presunta indifferenza. In un primo momento Pellegrini aveva detto di essere pronto a inviare un aereo, salvo fare un passo indietro quando ci si è resi conto che era necessario coordinarsi con le autorità NATO che dirigono la missione. Danko, che era stato anche tra i primi a condannare gli Stati Uniti per l’assassinio, aveva invitato Pellegrini ad «agire come un uomo» e «non essere codardo». Danko aveva detto di considerare l’assassinio del generale Soleimani una violazione del diritto internazionale, e invitava l’Unione europea a «rivendicare una sua posizione comune agli Stati Uniti». Quello di Washington è un atteggiamento irresponsabile, con tali operazioni si corre «il rischio di un contrattacco terroristico e si mette a repentaglio l’Europa».

Oggi il ministero degli Affari Esteri ha raccomandato agli slovacchi presenti in Iraq di lasciare il paese, alla luce «dell’attuale escalation di eventi», «nonché nel contesto delle crescenti tensioni nella regione del Medio Oriente».

(Red)

Foto FB/mosr.sk

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