Caos mediorientale: i rischi dell’effetto domino

L’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani (nella foto sopra i funerali) e del capo della milizia irachena Ketaib Hezbollah, Abu Mahdi al-Muhandi, da parte degli Stati Uniti ha impresso un nuovo giro di vite alle crisi mediorientali. Non sappiamo ancora come reagirà il regime iraniano, per il momento occupato ad onorare solennemente quello che era di fatto il principale manovratore della penetrazione iraniana in tutto il mondo arabo e islamico (e ad annunciare la rimozione dei limiti all’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo sul nuclearendr).

La prima conseguenza politica è stato un voto del Parlamento iracheno in cui si chiede al governo di porre fine alla presenza di truppe straniere sul territorio nazionale, e si criticano aspramente gli Stati Uniti per aver, con il loro attacco, violato la sovranità irachena. La mozione non è impegnativa, ma intanto le forze della Nato hanno sospeso le operazioni contro i terroristi per concentrarsi sulla propria autodifesa e sulla protezione degli stranieri presenti nel Paese.

La tensione è molto alta, non solo in Iraq, ma anche in Siria e soprattutto in Libano, che potrebbe rivelarsi il vero punto debole della situazione, rischiando di rimettere in discussione gli equilibri costituzionali interreligiosi e intercomunitari che sinora, bene o male, hanno mantenuto in vita questo Paese. Una grave crisi libanese si rifletterebbe immediatamente sulla sicurezza di Israele e rimetterebbe in movimento alcuni milioni di profughi siriani e palestinesi ospitati in quelle terre.

Tempesta militare perfetta
Anche più grave potrebbe rivelarsi l’allargamento degli scontri alle acque del Golfo, mettendo a rischio le esportazioni di petrolio e di gas di tutti i Paesi rivieraschi e innalzando ai massimi livelli la tensione tra gli arabi da un lato e gli iraniani dall’altro, oltre a coinvolgere direttamente le importanti forze navali ed aeree di Washington nella regione (senza scordarsi di quelle britanniche, francesi, turche, russe, cinesi e persino italiane presenti nel Golfo). Nuove minacce ad Israele e venti di guerra sul Golfo possono innescare insieme una sorta di tempesta militare perfetta, in altri termini una guerra.

Di Stefano Silvestri
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Foto Mehr News Agency c by
I funerali di Qasem Soleimani, Tehran, 6 gennaio 2020

 

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