Il governo accoglie la decisione del Parlamento sulla Convenzione di Istanbul

Il consiglio dei ministri ha accolto ieri la dichiarazione con la quale il Parlamento slovacco ha rigettato la ratifica della Convenzione di Istanbul e ha incaricato il primo ministro Peter Pellegrini di chiedere alla presidente Zuzana Čaputová di riferire la posizione della Slovacchia al Consiglio d’Europa. La dichiarazione di fine di novembre, che conferma un precedente orientamento del Parlamento, ribadisce che la Slovacchia non intende essere in alcun modo vincolata dalla Convenzione di Istanbul tramite decisioni prese dall’UE. La Slovacchia non è nemmeno d’accordo che l’UE nel suo insieme aderisca al documento.

Immediato apprezzamento per l’atteggiamento del governo è arrivato dal leader SNS Andrej Danko, uno dei maggiori detrattori del documento. Il rifiuto della Convenzione, ricorda Danko, è stata una delle condizioni del partito SNS quando è entrato nella coalizione con Smer e Most-Hid nel 2016.

La cosiddetta Convenzione di Istanbul fu approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011. Si tratta di un accordo internazionale – il più completo del suo genere – sulla lotta alla violenza contro le donne. Il documento è stato firmato dal Parlamento europeo nel giugno 2017, ma necessita per per entrare in vigore sul territorio dell’Unione della ratifica di tutti i parlamenti nazionali. Fino ad oggi 34 Stati membri del Consiglio d’Europa hanno ratificato il trattato. La Slovacchia aveva aderito alla Convenzione di Istanbul nel 2011 con il governo di centro-destra di Iveta Radičová (2010-2012), ma non l’aveva ratificata.

Ad irritare i partiti della coalizione di governo è la definizione inserita nella convenzione di genere sessuale, che non è basata sulla denotazione biologica ma sul comportamento sociale, e quella di matrimonio, che è in conflitto con la formulazione inserita nella Costituzione slovacca alcuni anni fa. Questa, stabilisce che il matrimonio è unicamente una unione tra un uomo e una donna, come da emendamento costituzionale del 2014 voluto dai Cristiano-democratici di Ján Figeľ (KDH), con il sostegno dello Smer di Robert Fico.

L’anno scorso l’Unione ha chiesto agli undici paesi ritardatari (tra i quali Slovacchia e Ungheria) di concludere il processo di ratifica. Contrari al documento sono il partito socialdemocratico Smer-SD – in particolare il suo leader Robert Fico che aveva promesso di non ratificare «finché sono al governo» – e il Partito nazionale slovacco (SNS). Fico aveva tuttavia garantito, quando era primo ministro, di essere disponibile a recepire nella legislazione nazionale altre norme della Convenzione ritenute utili («98-99% delle disposizioni»), se non in contrasto con le leggi slovacche.

Come riporta il sito web del Consiglio d’Europa, la Slovacchia ha tuttavia firmato nei giorni scorsi il protocollo aggiuntivo alla convenzione sulla criminalità informatica, relativo alla criminalizzazione di atti di natura razzista e xenofoba online, il protocollo che modifica la convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale e il Protocollo della Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

(La Redazione)

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