Il governo visiona il rapporto della Corte dei conti sul pedaggio

Nella riunione di governo di mercoledì scorso il consiglio dei ministri ha preso conoscenza con la relazione della Corte di conti (NKÚ) che indica l’antieconomicità per lo Stato del sistema di raccolta dei pedaggi autostradali affidata alla società SkyToll. Una commessa che fin dall’inizio aveva suscitato molti dubbi. Dal bando di gara lanciato nel 2007 la Società delle autostrade nazionali NDS aveva escluso i tre offerenti più economici che non avrebbero rispettato i requisiti tecnici richiesti, consegnando la vittoria al consorzio SkyToll in base a una serie di condizioni di gara che erano state cambiate unilateralmente, irregolarità che fecero intervenire la Commissione europea. Stimato in un valore di circa 664 milioni di euro, il contratto firmato nel gennaio 2009 ha un costo totale di 850 milioni di euro a carico dello Stato. Tra gli esclusi anche un consorzio capeggiato da Autostrade per l’Italia.

Nato come partenariato pubblico-privato (PPP), il contratto prevedeva il passaggio della proprietà del sistema di pedaggio, gestito da tecnologie Siemens, nelle mani dello Stato nel 2022, per un controvalore di 262 milioni di euro. Ma nella relazione NKÚ si sottolinea come questo non sia vero, e alla conclusione del periodo di contratto non ci sarà alcuna cessione del sistema di riscossione elettronico, che rimarrà di proprietà della società privata SkyToll. Un sistema già estremamente costoso, che lo Stato ha già pagato 800 milioni di euro su circa 1,5 miliardi di euro di pedaggi incassati in nove anni di funzionamento, dal 2010 al 2018. I ricavi netti, al netto dei costi operativi, sono stati però di appena il 45%.

Secondo il sottosegretario del ministero dei Trasporti Peter Ďurček, il rendimento antieconomico del sistema di pedaggio, che comunque funziona bene, è dovuto al fatto che è stato commissionato e montato su un totale di 18mila chilometri di strade, ma i pedaggi vengono riscossi soltanto su circa 2.300 chilometri di autostrade, superstrade e tratti di strade di prima categoria. Da oltre un anno, scrive Sme, il governo sta cercando di rinegoziare i termini con SkyToll, in particolare il costo del sistema. La società privata ammette la possibilità di farlo solo in cambio di un allungamento della concessione per altri cinque anni, cosa che il ministero non intende accettare. Secondo Ďurček potrebbe essere più conveniente lanciare una nuova gara.

La principale critica fatta da NKÚ al sistema in auge è che il sistema di distribuzione delle entrate dai pedaggi è insufficiente a garantire quello che è lo scopo principale del pedaggio: una raccolta di fondi da destinare in modo significativo alla costruzione e manutenzione delle strade. Inoltre, NKÚ attira l’attenzione sul rischio non così peregrino che se la Slovacchia dovesse per qualche ragione ridurre significativamente la raccolta di risorse dell’Unione Europea non disporrà di risorse proprie sufficienti per investimenti chiave nelle infrastrutture stradali. Nell’inviare i risultati del proprio audit al governo, la Corte dei conti ha contemporaneamente chiesto alla polizia di indagare eventuali responsabilità sui fatti accertati dall’ispezione NKÚ.

(Red)

Foto Schwoaze CC0

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