UE: un Consiglio europeo in tono minore; e la Brexit non spiega tutto

L’inizio in salita per la nuova Commissione UE, la Brexit, decisioni (troppo) caute sulla protezione del clima e la difficile discussione sul bilancio pluriennale dell’Unione hanno segnato l’agenda di un Consiglio dell’UE poco incisivo. Di Gianni Bonvicini per Affarinternazionali.it.

Nell’ultimo Consiglio europedel 2019, l’unica notizia chiara e inconfutabile è arrivata verso la mezzanotte di giovedì: la clamorosa vittoria di Boris Johnson nelle elezioni/referendum in Gran Bretagna: “Get the Brexit Done”, quindi, senza più se o ma. Su tutto il resto dell’agenda del Consiglio europeo, una serie di rinvii e di non-decisioni che accrescono sempre di più i dubbi sulle capacità decisionali del massimo organismo dell’Unione europea.

Le fragilità dell’inizio di una nuova legislatura europea e il fattore britannico
D’altronde che questa fosse un’occasione poco propizia a posizioni nette e precise era abbastanza scontato. Siamo in effetti all’inizio di una nuova legislatura. La Commissione di Ursula von der Leyen è appena entrata in funzione con un mese di ritardo sul previsto. Il Parlamento europeo, uscito dalle elezioni di maggio, è politicamente diverso da quelli che lo hanno preceduto ed è molto più difficile intravederne maggioranze stabili e di riferimento per le decisioni da ratificare. Lo stesso Consiglio europeo deve poi sperimentare l’abilità diplomatica del suo nuovo presidente, il belga Charles Michel, che dovrà gestirne agenda e proposte, ottenendo il consenso e l’unanimità dei 27 paesi rimasti.

Proprio l’ormai certo abbandono del 28° membro, la Gran Bretagna, ha costituito un ulteriore elemento di blocco psicologico-politico per i capi di Stato e/o di governo. Da una parte, in effetti, la netta vittoria dei conservatori britannici ha creato un certo sollievo all’interno del Consiglio, per avere finalmente chiarito il destino di un negoziato che si trascina da oltre tre anni.

Dall’altra, tuttavia, esso è stato accompagnato da un senso di tristezza e timore, poiché si tratta della prima “exit” nella storia dell’Unione e per di più da parte di un Paese di enorme peso economico e geopolitico, che tanto ha influito sulla vita comunitaria dal 1973, anno della sua entrata, al 31 gennaio del prossimo anno, allorquando il divorzio diventerà effettivo.

Un Vertice al di sotto delle aspettative, sul clima …
Detto questo, non vi è dubbio che la riunione di dicembre sia stata di gran lunga inferiore alle aspettative. Il tema chiave nell’agenda dei 27 era quello della lotta all’inquinamento. Apparentemente, a leggere il comunicato finale, il Consiglio “approva” l’obiettivo del 2050 per il raggiungimento di una Ue a impatto climatico zero, con l’evidente ambizione di diventare un modello per il resto del mondo.

Nei giorni della conferenza COP 25 di Madrid sul clima, della proclamazione di Greta Thunberg come persona dell’anno da parte della rivista Time, ma soprattutto del grande piano della Commissione europea al riguardo, una dichiarazione unanime dei 27 (più la stessa Gran Bretagna) era il minimo sindacale da raggiungere.

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Foto © European Union

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