Russia – Europa: l’Orso gioca le sue carte per uscire dal letargo

Putin è cosciente del declino della Russia, economico e demografico, ma sa bebe di avere carte importanti da giocare nel settore militare ed energetico. Tuttavia guarda all’Europa, di cui la Russia si è sempre sentita parte culturale e politica ma in cui è sempre rimasta ai margini e ha perso influenza dopo il 1989. Di Stefano Silvestri, direttore editoriale di Affarinternazionali.it.

L’ultima riunione al vertice della Nato, a Londra, ha visto accadere di tutto, ed è stata salvata in extremis da un buon comunicato finale, prudentemente generico. È però mancata la possibilità di discutere seriamente del ruolo futuro dell’Alleanza. Questa incapacità di affrontare insieme un discorso strategico di lungo termine sembra divenire una caratteristica delle grandi organizzazioni multilaterali che, sino ad ora, hanno costituito lo scheletro del sistema occidentale.

Eppure i problemi non mancano. Per noi europei, ad esempio, c’è quello di decidere quale politica sviluppare nei confronti di una Russia iperattiva e non sempre amichevole. Per farlo dovremmo cominciare col domandarci quali siano le aspirazioni di Mosca, o quanto meno quali potrebbero essere.

La Russia è presente ed attiva militarmente, oltre che in Ucraina e ai confini della Georgia, anche in Siria, vende armi alla Turchia (malgrado alcuni importanti disaccordi con Ankara), mantiene ottimi rapporti con l’Arabia Saudita e con l’Egitto, invia mercenari in Libia ad appoggiare il generale Haftar e, nel frattempo, corteggia i neo-sovranisti italiani ed europei. Qual è il suo obiettivo strategico?

Le carte nella mano del Cremlino
Vladimir Putin sa benissimo che la Russia è una potenza in declino, sia economico sia demografico. Tuttavia sa anche di avere alcune carte importanti da giocare. In particolare ha la sua forza militare, con un imponente arsenale nucleare (incluse migliaia di testate “tattiche” impiegabili in Europa) e forze convenzionali ancora moderne ed efficienti. Controlla inoltre un importante patrimonio energetico, da cui dipendono pesantemente molti Paesi europei. Infine ha sviluppato un arsenale cibernetico di tutto rispetto, che usa senza risparmio per influenzare le opinioni pubbliche occidentali.


Il varo nel 2013 del sottomarino incrociatore strategico nucleare K-550 Alexander Nevsky

La sua carta energetica tuttavia potrebbe perdere significativamente di importanza man mano che entreranno in produzione le nuove risorse energetiche scoperte nel Mediterraneo orientale, tra Cipro ed Egitto. Questa potrebbe essere la ragione di più lungo termine che spinge Mosca al suo attuale attivismo mediterraneo.

La Russia pensa al suo futuro di grande potenza, e non è certo soddisfatta di un ruolo da secondo violino nell’orchestra strategica diretta da Pechino, anche se per ora accetta ancora di recitare questa parte, peraltro resa meno onerosa dal fatto che la Cina sinora non ha posto molti problemi né avanzato pretese eccessive. Ma la strada maestra da percorrere per mantenere alla Russia il suo ruolo di grande potenza passa necessariamente per l’Europa: quell’Europa di cui la Russia si è sempre sentita parte culturale e politica, oltre che geografica, ma in cui è sempre rimasta ai margini, senza mai riuscire a controllarla e dove anzi ha perso molto terreno ed influenza dopo il crollo del Muro di Berlino.

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Foto Palácio do Planalto cc by
Putin in Brasile 14/11/2019
Foto Min.Difesa Federazione Russa

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