Ministro: verosimile una nuova crisi del gas dopo quella del 2009

Il ministro dell’Economia Peter Žiga ha avvisato della forte possibilità che la Slovacchia si trovi di nuovo ad affrontare una crisi del gas come quella che colpì il paese dieci anni fa. Da quanto si evince dalla situazione attuale la probabilità è piuttosto alta, considerando che il contratto tra Mosca e Kiev per il trasporto del gas attraverso il territorio ucraino scade a fine anno, e che non sembra che ci siano al momento conclusioni positive. Della questione hanno discusso, senza risultati, anche i presidenti Putin e Zelensky nel vertice di Parigi di questa settimana. Se non verrà rinnovato l’accordo, i russi chiuderanno i rubinetti del gas e l’Ucraina, ma anche la Slovacchia, rimarranno a secco. La Slovacchia, tuttavia, è pronta, e in quel caso dovrà utilizzare tutte le misure su cui si è lavorato negli ultimi dieci anni, ha detto secondo Sita il ministro, che intende incontrare tutte le aziende competenti e discutere dell’eventualità di una emergenza energetica.

In ogni caso, rispetto a dieci anni fa il mercato del gas slovacco si è diversificato nelle fonti di approvvigionamento, ed è in grado di supplire alla mancanza di forniture dirette dalla Russia importando la materia prima da altri paesi confinanti, attraverso nuovi gasdotti e il flusso inverso, cosa che non era possibile nel 2009. Sono inoltre stati fatti grossi passi avanti nel migliorare la rete di depositi sotterranei di gas, gestiti da Nafta, Pozagas e SPP Storage, che sono stati ampliati e vengono riempiti ad ogni autunno proprio in previsione di potenziali rischi di blocco delle forniture. La capacità globale di stoccaggio di gas in Slovacchia è pari a 4,66 miliardi di metri cubi. Infine, il paese è pronto a interrompere o ridurre le forniture di gas all’estero al fine di garantire gas ai clienti interni.

A causa di una disputa commerciale tra Russia e Ucraina sui prezzi del gas, con quest’ultima in forte ritardo sui pagamenti delle forniture, nel gennaio 2009 Mosca decise di bloccare il flusso del gas che con il gasdotto Bratstvo (Fratellanza) giunge, attraverso la Slovacchia, a rifornire l’Europa occidentale. Circa un quarto del gas spedito in UE viene dalla Federazione Russa, di cui fino all‘80% arrivava attraverso l’Ucraina. Già nel 2006 si verificò una situazione simile, ma allora la Slovacchia, pur con il 30% di flusso in meno, riuscì a cavarsela. La cosa si ripetè anche nell’inverno 2007-2008, ma fu nel gennaio 2009 che la crisi fu massima. La situazione di stallo durò per circa due settimane e portò grossi disagi soprattutto alle industrie slovacche che dovettero sospendere per alcuni giorni le loro produzioni. Per risolvere il problema dell’attraversamento dell’Ucraina nacquero diversi progetti alternativi, tra i quali il South Stream attraverso il Mar Nero, poi abortito, e il Nord Stream che invece da Nord, passando sul fondo del Mar Baltico, raggiunge la Germania. Gasdotto, quest’ultimo, che è oggetto di raddoppiamento tra le polemiche e le proteste dei paesi dell’Europa centrale, in primis della Slovacchia che perderebbe centinaia di milioni di euro di entrate per il transito del gas russo con destinazioni europee.

(La Redazione)

Foto vlada.gov.sk

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