Il trionfo di Boris Johnson alle elezioni nel Regno Unito

I Conservatori hanno stravinto le elezioni nel Regno Unito, consegnando al premier Boris Johnson una maggioranza che non si vedeva dall’epoca di Margaret Thatcher, ovvero da più di 30 anni di storia britannica. I Tory hanno largamente superato i 326 seggi necessari per la maggioranza, guadagnandone addirittura quasi 50 in più rispetto alle ultime elezioni del 2017, quando Theresa May, invece, ne aveva persi 13. Una vera e propria disfatta per i laburisti guidati da Jeremy Corbyn, che devono fare i conti con il risultato peggiore dal 1935. Con oltre 60 seggi persi, il leader dei Labour, a un passo dalle dimissioni, ha già annunciato che non si candiderà più.

Neanche i sondaggi, che comunque davano in vantaggio BoJo, avevano previsto una vittoria con un margine così ampio. Il presidente americano Donald Trump è stato tra i primi a esultare per la vittoria di Johnson. “La Gran Bretagna e gli Stati Uniti saranno ora liberi di concludere un nuovo grande accordo commerciale dopo la Brexit”. L’ex sindaco di Londra parla di un vero e proprio terremoto: “Sembra che ai Tory sia stato assegnato un nuovo mandato elettorale molto forte per portare a termine la Brexit e unire questo paese e portarlo avanti”, ha dichiarato celebrando la vittoria nel suo collegio di Uxbridge-South Ruislip appena riconquistato. Poi ha detto: “Siamo la più grande democrazia del mondo”.

Fra le macerie del red wall

La vera sorpresa è, infatti, proprio la conquista di molti feudi normalmente governati dai Labour. I conservatori riescono a vincere nelle roccaforti rosse, soprattutto nel nord dell’Inghilterra e in Galles. Come riporta il Guardian, i sostenitori dei laburisti si sono svegliati increduli nel vedere cadere il cosiddetto muro rosso, ovvero i seggi nel nord dove si trovano essenzialmente ex comunità minerarie che da sempre avevano accusato i conservatori di aver distrutto quelle zone negli anni Ottanta. Passa ai conservatori Levy lo storico collegio minerario laburista di Blyth Valley, in mano alla sinistra dal 1950, ma pro Brexit. Ai Tory va anche Workington, storicamente rosso, ma in maggioranza favorevole all’uscita dall’Ue: qui il candidato Tory, Mark Jenkinson, ha battuto la deputata laburista, Sue Hayman.

La vera sorpresa, al momento, è proprio il peso del voto delle classi operai spesso non analizzato a dovere quando si parlava di Brexit, concentrandosi piuttosto sulla dialettica giovani-anziani. Emerge infatti un profilo pro labour ma con idee favorevoli all’uscita dall’Ue, tematica centrale – e cruciale – in queste elezioni. Così molti seggi dei Labour sono passati ai Tory. La stampa parla difatti di un cambiamento radicale nella politica britannica, “un riallineamento epocale” scrive il Guardian, “il panorama politico è cambiato” puntualizza l’Independent, “La bolla londinese non aveva previsto questo terremoto” è invece il commento del Telegraph.

La sopresa Sturgeon e la questione scozzese

È la Scozia l’altra faccia della medaglia di queste elezioni con il successo del Partito indipendentista scozzese (Snp) di Nicola Sturgeon che ha guadagnato ben 48 circoscrizioni. Il risultato è una vera e propria notizia visto che permette alla first minister di superare il 50 per cento dei voti nel paese e di guadagnare 13 seggi in più rispetto al 2017. L’obiettivo di Sturgeon è quello infatti di guidare la Scozia verso l’indipendenza dal Regno Unito e la riammissione all’interno dell’Unione europea. Con questi numeri un referendum per l’indipendenza sembra davvero possibile.

Il disastro dei Lib Dem

La leader dei liberaldemocratici Jo Swinson ha deciso di dimettersi dopo aver perso il suo seggio nell’East Dunbartonshire. “I risultati della notte scorsa sono ovviamente enormemente deludenti nel mio seggio ed in tutto il paese, con Boris Johnson che ha ottenuto la maggioranza” ha detto. Il suo partito si opponeva radicalmente alla Brexit proponendo di revocare totalmente l’articolo 50. In totale ha guadagnato 11 seggi, ma, paradossalmente, Swinson non rientra fra questi: per 149 voti è stata sconfitta nel suo collegio dal partito indipendentista scozzese.

Get the Brexit done

La prima conseguenza della vittoria dei conservatori sarà la rapida approvazione della Brexit, o meglio dell’accordo negoziato durante il consiglio europeo di ottobre da Johnson con Bruxelles. Lo stesso leader conservatore ha annunciato che vuole discuterlo il prima possibile, anche prima di Natale, in modo da avviare l’uscita dall’Unione europea entro il 31 gennaio 2020, data limite della terza proroga concessa. Non a caso Johnson ha incentrato la campagna elettorale proprio su questo, ovvero archiviare la Brexit il prima possibile. Adesso che è scomparsa la paura dell’hung parliament non c’è più dubbio: l’Unione diventerà più piccola.

Wired cc by nc nd)

Foto UK Parliament cc by nc

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