Ricollocamento dei migranti, gli stati dell’UE non fanno la loro parte

Nonostante gli stati membri abbiano accolto circa 35mila persone provenienti da Grecia e Italia, un report della Corte dei Conti afferma che, per esempio, nella sola Grecia ci sono ancora circa  almeno 445mila eritrei, iracheni e siriani che, potenzialmente, sono ammissibili al ricollocamento.

Mercoledì 13 novembre l’autore principale della relazione, Leo Brincat, ha spiegato ai giornalisti a Bruxelles che, inoltre, 36mila persone potevano essere eventualmente trasferiti dall’Italia verso altri paesi Ue.“Se guardiamo invece il totale dei migranti riposizionati” spiega Brincat, “vediamo che le persone ricollocate sono state 21.999 per la Grecia e 12.706 per l’Italia”.

Secondo la Corte dei conti europea ad oggi  i migranti ricollocati rappresentano solo il 4 per cento circa dei richiedenti asilo in Italia e circa il 22 per cento di quelli presenti in Grecia.

Spesso citato da parte della Commissione europea come un successo, lo schema biennale ha causato anche notevoli controversie con alcuni stati membri, con conseguenti battaglie giudiziarie alla Corte europea di giustizia in Lussemburgo.

Quando lo schema è stato approvato per la prima volta dai i ministri degli interni alla fine del 2015, il carattere obbligatorio della proposta è stato imposto dal voto, superando l’opposizione di Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia.

Solo il mese scorso, l’avvocato generale presso la Corte europea in Lussemburgo ha dichiarato che Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia hanno probabilmente violato il diritto Ue con il loro rifiuto di accogliere rifugiati, come dallo schema del 2015. La Repubblica Ceca ha accettato di accogliere 12 persone, Ungheria e Polonia hanno persistito in un rifiuto assoluto.

Battaglie di questo tipo sono andate avanti per anni a porte chiuse, mentre i legislatori erano alle prese con la situazione di stallo delle riforme interne all’Ue in materia di asilo.

Il concetto di ripartizione dei richiedenti asilo, anche conosciuto come ricollocamento, è la questione al centro di questa situazione di stallo.

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Foto Guglielmo Mangiapane
/ SOS Mediterranée

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