A che punto siamo con la web tax in Europa (e pure in Italia e Slovacchia)

Tra gli argomenti che hanno tenuto banco durante l’ultimo vertice dei Paesi Nato che si è chiuso lo scorso 4 dicembre a Londra c’è stato il botta e risposta tra il presidente francese Emmanuel Macron e il suo omologo americano Donald Trump sulla questione della web tax, volta a tassare le rendite dei colossi tecnologici come Google, Amazon, Facebook e Apple (i cosiddetti Gafa).

La Casa Bianca ha ribadito la sua contrarietà a qualsiasi tipo di intervento nel Vecchio Continente, ritenuto “ingiustamente punitivo” per le grandi compagnie americane che operano nel mercato europeo, e ha minacciato nuovi dazi nel caso in cui i Paesi dell’Ue continuassero a lavorare nella direzione di una proposta di tassazione.

Francia

Dal canto loro, i governi europei hanno fatto sapere di non essere disposti a cedere su questo punto. In prima linea si è schierata la Francia, tra i primi stati dell’Unione ad aver varato un’aliquota al 3% sui ricavi dei colossi di internet che fatturano più di 750 milioni di euro l’anno, di cui 25 milioni in Francia.

Scaduto il periodo di tregua che avrebbe dovuto portare a un accordo tra Francia e Stati Uniti, ora Washington minaccia nuove tasse fino al 100% su 2,4 miliardi di dollari di importazioni.

Italia

La questione potrebbe riguardare anche l’Italia. Nell’ultima legge di bilancio il governo ha previsto, a partire da gennaio 2020, un’imposta del 3% sui servizi digitali. Anche in questo caso, a pagare saranno compagnie con fatturati superiori a 750 milioni di euro annui, e ricavi derivanti dalla vendita di servizi digitali non inferiori a 5,5 milioni.

Germania

Anche la proposta della Germania, che negli scorsi anni si è mostrata in qualche occasione più cauta sulla questione, prevede una tassazione al 3% sui profitti delle grandi compagnie tecnologiche, e si allinea così alla decisione francese e con la proposta dell’Ue.

Spagna

Un’aliquota al 3% sui ricavi derivanti dalla vendita di servizi digitali da parte dei colossi del web è stata approvata anche in Spagna, a partire dall’inizio del 2019, e colpisce le società che fatturano 750 milioni di euro in tutto il mondo, di cui almeno 3 milioni in Spagna.

Regno Unito

Nonostante la storica alleanza che lega i due Paesi, anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato di voler tirare diritto sulla web tax, e promette un’imposta del 2% sui profitti delle compagnie tecnologiche che riportano un fatturato superiore ai 500 milioni di sterline l’anno in tutto il mondo.

Repubblica Ceca

Recentemente, poi, anche la Repubblica Ceca, in attesa che si arrivi ad una decisione comunitaria, si è mossa da sola e ha proposto una sua digital tax nazionale sulle rendite dei Gafa. In questo caso, l’aliquota è addirittura del 7% e colpisce compagnie con un fatturato di oltre 750 milioni di euro annui, di cui almeno 3,9 milioni incassati in Repubblica Ceca, secondo quanto riporta Reuters.

Slovacchia

Il Parlamento slovacco ha approvato all’inizio del 2018 una normativa per la tassazione degli utili prodotti in Slovacchia dalle piattaforme digitali sovranazionali come Google, Facebook, Uber, Airbnb e Booking. Con le nuove regole i fornitori di servizi di intermediazione di trasporto e alloggio tramite piattaforme digitali hanno l’obbligo di registrare una stabile organizzazione sul territorio della Slovacchia. Una mossa che prevede l’assoggettamento alla tassazione sui redditi dei profitti realizzati nel paese. Le società che non volessero adeguarsi saranno invece soggette a una ritenuta alla fonte del 19% sui pagamenti diretti verso le società tecnologiche straniere, tassa che può arrivare al 35% se il beneficiario ha sede in un paradiso fiscale.

Insomma, nonostante le minacce di Trump, molti Paesi europei si stanno muovendo in direzione di una stretta sui privilegi fiscali di cui fino ad oggi  hanno goduto le grandi multinazionali del web, e spingono perché si arrivi al più presto all’approvazione di una proposta unitaria.

Wired cc by nc nd, Red)


Illustr. B.S.

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