Energia e ambiente: dagli scenari sul clima di domani una spinta all’azione

Il World Energy Outlook descrive alcuni scenari sull’evoluzione del consumo di energia da qui al 2040. Gli fa eco l’Emissions Gap Report. Per entrambi solo perseguendo obiettivi ambiziosi si può limitare l’aumento della temperatura a livelli accettabili. Di Marzio Galeotti e Alessandro Lanza, lavoce.org.

Il World Energy Outlook 2019

Il 13 novembre l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha pubblicato il World Energy Outlook (Weo) 2019, annuale rapporto di più di 800 pagine che suscita sempre grande attesa tra gli addetti ai lavori. Si tratta della “bibbia” per chi ha a che fare con questo mondo e la sua versione elettronica viene consultata attraverso milioni di computer in giro per il mondo.

Oltre a un’analisi della situazione attuale, il Weo propone l’evoluzione delle variabili energetiche lungo alcuni scenari che hanno come orizzonte il 2040. Gli scenari forniscono una visione di come si prospetta l’evoluzione sia “a politiche invariate” sia secondo determinate ipotesi alternative.

Quest’anno, il rapporto introduce un nuovo scenario, lo “Stated Policies Scenario” (Sps) (in sostituzione del precedente “New Policies Scenario”) che mira a rispecchiare l’esito delle politiche già stabilite dai governi. In questo quadro, il fabbisogno mondiale di energia continuerà a crescere dell’1 per cento all’anno fino al 2040, aggiungendo una domanda equivalente a quella odierna della Cina. Circa il 49 per cento della crescita sarebbe soddisfatta dalle energie rinnovabili, mentre il consumo di gas aumenterà rapidamente, superando il carbone per diventare la seconda fonte di energia dopo il petrolio e soddisfare un terzo dell’aumento della domanda complessiva.

Si avrebbe dunque un’impennata delle fonti rinnovabili eolica e solare che andrebbero a soddisfare la maggior parte dell’aumento della domanda globale di energia (figura 1). Ma una base persistente di consumo di carbone, insieme alla crescente domanda di petrolio e gas, implicano che le emissioni globali continueranno a salire per tutto il periodo di previsione fino al 2040. Al contrario dei rapidi guadagni di gas naturale e fonti rinnovabili, l’Aie mostra che la domanda globale di carbone avrebbe raggiunto il picco nel 2014. Il consumo di petrolio inizierà a stabilizzarsi entro gli anni Trenta a seguito dei guadagni di efficienza del carburante dei veicoli e dell’aumento di quelli elettrici. Circa due terzi dell’aumento della domanda globale di energia provengono dalla regione asiatica del Pacifico, mentre si assisterà alla crescita del ruolo del continente africano.

Lo scenario alternativo, il Sustainable Development Scenario (Sds, introdotto con il rapporto dello scorso anno) definisce invece ciò che sarebbe necessario per avere una probabilità del 50 per cento di limitare il riscaldamento a 1,65°C, “pienamente in linea con l’accordo di Parigi” secondo l’Aie (anche se alcuni esperti di clima contestano questa affermazione). In questo caso, entro il 2030 gli investimenti in combustibili fossili senza cattura del carbonio si dimezzerebbero rispetto alla media nel periodo 2014-2018. Allo stesso tempo, verrebbero quasi raddoppiati gli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle reti elettriche e nel nucleare e la spesa per l’efficienza energetica quasi quadruplicata.

Su questo fronte, l’Agenzia esprime forte preoccupazione perché l’efficienza energetica ha un grande potenziale di mitigazione, ma i progressi si stanno esaurendo, al punto che nel 2018 si è registrato il tasso di aumento più lento a partire 2010, per la relativa mancanza di nuove politiche in questo ambito e di sforzi per rafforzare le misure esistenti.

Senza nuovi interventi si avrebbe dunque una situazione in cui le emissioni globali di CO2 dall’energia continuerebbero a salire dal livello record raggiunto nel 2018, mettendo il mondo sulla buona strada per un riscaldamento di 2,7°C a fine secolo (figura 3). Di contro, nello scenario Sds la CO2 diminuisce rapidamente rispetto ai livelli del 2010: del 17 per cento entro il 2030, del 48 per cento entro il 2040 e del 68 per cento entro il 2050, una prospettiva coerente con emissioni nette zero entro il 2070. La traiettoria è meno ambiziosa di quella del Rapporto speciale dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) sul riscaldamento di +1,5°C e l’orizzonte di emissione nette zero al 2050 della recente Roadmap della Commissione europea.

[…] Continua

Foto Pxhere CC0

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