Riforma ospedaliera: la legge ritirata dal governo, ministro dimissionario

Martedì il Parlamento ha riprogammato, ancora una volta, il voto sulla riforma ospedaliera, la cosiddetta stratificazione degli ospedali, mettendola in agenda per mercoledì 4 dicembre. Prima della discussione, tuttavia, il governo ha ritirato il disegno di legge dall’ordine del giorno di questa sessione parlamentare. Il documento, approvato in consiglio dei ministri ancora in ottobre, non è mai arrivato alla discussione parlamentare per la presunta insufficienza di sostegno da parte dei deputati. Ma si intende dei deputati della coalizione di governo. In particolare, si è schierato contro la riforma l’ex premier Robert Fico, presidente di Smer-SD, il maggior partito al governo, e anche SNS vedeva nel cambiamento proposto dal ministero della Salute il rischio di chiusura di diversi reparti ospedalieri di vicinato. Nei fatti, la legge avrebbe sì chiuso dei reparti meno efficienti, andando a favorire una maggiore specializzazione degli ospedali che hanno eccellenze in particolari aree di intervento. Era tuttavia un rischio approvare subito prima delle elezioni un provvedimento che potrebbe creare problemi alle persone lontano dalle città più grandi.

A ritirarla dal programma è stato questa volta il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD). Ed è del tutto prevedibile che non andrà più in aula per decadenza dell’attuale Parlamento. Sarà dunque passata alla nuova legislatura, ovvero all’esecutivo che andrà a governare dopo le elezioni del 29 febbraio prossimo.

Previsto in ottobre, il voto parlamentare sulla riforma era stato più volte rimandato dalla coalizione o anche dallo stesso ministro della Sanità Andrea Kalavská (candidata Smer-SD), che ora però semba averbe abbastanza. Il disegno di legge era un provvedimento bandiera per la sanità, atteso da anni e che diversi esponenti politici anche di opposizione ritengono debba essere approvata al più presto, in alcuni casi con qualche leggera modifica. Kalavská, che le aveva già in passato ventilate, ha dunque offerto le proprie dimissioni al premier Pellegrini, che la incontrerà oggi e che spera di convincerla a restare. Il primo ministro è in effetti a favore della riforma, ma non è riuscito a convincere il suo partito a sostenerla. Del resto, ha detto, per una riforma di vasta portata in un settore delicato come la sanità, e soprattutto mentre siamo in campagna elettorale, è necessario un ampio consento politico bipartisan. Kalavská ha spiegato di non essere d’accordo con il ritiro del disegno di legge, e avrebbe preferito vederlo votato, anche se con esito incerto, in Parlamento.

Il progetto di stratificazione mira a creare una rete di ospedali distribuiti in modo ottimale in tutto il paese con finanziamenti garantiti dalle compagnie di assicurazione sanitaria e perfettamente funzionanti entro il 2030. Gli ospedali devono essere suddivisi in tre categorie, ognuna con una gamma di servizi diversa. Gli ospedali locali forniranno assistenza sanitaria per le cure più urgenti, e saranno raggiungibili dalla popolazione entro 30 minuti. Gli ospedali regionali avranno una gamma di copertura sanitaria più completa mentre gli ospedali nazionali, raggiungibili in 2 ore, potranno offrire le procedure mediche più complesse.

(La Redazione)

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