La guerra ibrida di Mosca, dai contractor alla cyber war

Anche il modo di fare la guerra cambia e la guerra ibrida della Russia, che ha preso vantaggio da nuovi metodi di confronto, ne è un esempio. Di Riccardo Allegri per Zeppelin.

Negli ultimi 50 anni si è assistito a un cambiamento concettuale di ciò che identifichiamo come guerra. Un confronto diretto, ad alta intensità e su larga scala tra due stati sovrani è diventato, molto improbabile, ma ciò non significa che il mondo di oggi sia più pacifico: lo sviluppo nel campo degli armamenti ha determinato una riduzione del gap offensivo tra eserciti regolari e attori non statali.

Contrators e guerre per procura

Si pensi al modo in cui gli Stati Uniti hanno condotto la campagna militare contro il sedicente Stato Islamico. Per limitare al minimo la perdita di soldati americani l’amministrazione USA ha condotto le operazioni tramite bombardamenti sulle roccaforti dell’ISIS e armando e finanziando l’YPG curdo, che ha combattuto una proxy war per conto delle potenze occidentali.

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Lo stesso stanno facendo i russi in Siria, lasciando le operazioni sul campo all’esercito di Assad e ai contractors.

Infatti, nell’ottica di limitare le perdite ed evitare di pagare lo scotto elettorale di una campagna militare, gli stati sovrani hanno cominciato a servirsi di compagnie di contractors per svolgere il lavoro sporco nei teatri di guerra.

Si tratta di mercenari, ex militari assunti da compagnie private che vincono un appalto con il governo e conducono determinate operazioni al posto dell’esercito regolare. Un fenomeno oggi diffuso a livello globale.

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Foto Christiaan Colen cc by sa

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