Alexander Dubček e il “secolo breve” della Cecoslovacchia

27 novembre 1921: nasce Alexander Dubček, leader della Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga del 1968

Originario di Uhrovec, in Slovacchia, Dubček spende buona parte della propria giovinezza in Unione Sovietica, dove la sua famiglia si è trasferita in cerca di lavoro e animata da speranze idealistiche nel progetto comunista. Rientrato in patria nel 1938, il giovane si unisce al movimento di resistenza contro il Governo collaborazionista di Jozef Tiso e partecipa all’insurrezione slovacca dell’agosto 1944 contro le forze di occupazione tedesche, venendo ferito due volte nel corso dei combattimenti. L’insurrezione viene repressa nel sangue, ma favorisce la successiva liberazione del Paese ad opera di forze sovietiche e romene.

Terminato il conflitto, Dubček entra nel Partito Comunista Cecoslovacco e scala rapidamente i vertici dell’organizzazione, diventando membro del Comitato Centrale nel 1958. Alcuni anni più tardi, la vecchia guardia stalinista del Partito viene estromessa dal potere e sostituita da militanti più giovani che vogliono una maggiore liberalizzazione del dibattito pubblico e serie riforme economiche volte a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Dubček emerge presto come la figura chiave di questa nuova classe dirigente e, diventato Primo Segretario del Partito nel gennaio 1968, adotta una serie di provvedimenti a favore della libertà di espressione e a garanzia delle organizzazioni sociali non direttamente controllate dalle Autorità comuniste. È l’inizio della Primavera di Praga, che mira a creare un “socialismo dal volto umano” al posto di quello brutalmente chiuso e repressivo degli anni precedenti.


Carri armati davanti al palazzo del governo, Bratislava 22/08/1968 – Foto Ladislav Bielik

Nonostante le sue tendenze riformatrici, Dubček resta un comunista convinto e non mette mai in discussione l’appartenenza del suo Paese al blocco sovietico. Ma questo non basta a Mosca, che inizia a guardare con crescente preoccupazione agli eventi in corso in Cecoslovacchia, soprattutto dopo la nascita di un agguerrito movimento studentesco che vuole spingere il Governo Dubček verso ulteriori forme di liberalizzazione politica. Memore della sanguinosa rivolta ungherese del 1956, il leader cecoslovacco accetta di discutere la situazione con il Cremlino e cerca ripetutamente di rassicurare il Governo sovietico sulla natura pacifica e legittima della sue riforme. Ma questi tentativi conciliatori falliscono e in agosto le forze armate del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia, occupando Praga e arrestando lo stesso Dubček.

Durante l’invasione i cecoslovacchi mettono in atto numerose forme di resistenza non violenta, occupando incroci stradali, rifiutando di comunicare con i soldati sovietici e trasmettendo programmi radiofonici fortemente critici delle azioni di Mosca. A dispetto di questi coraggiosa resistenza, però, il Governo cecoslovacco è costretto a firmare i protocolli di Mosca che di fatto mettono fine alle istanze riformatrici della Primavera di Praga. Rilasciato dai sovietici, Dubček non è più libero di condurre una politica indipendente e dà le dimissioni dalla carica di Primo Segretario nel 1969. Un anno più tardi viene espulso sia dal Partito che dall’Assemblea Federale cecoslovacca, finendo per lavorare in un ruolo minore nel Servizio Forestale slovacco.


Havel e Dubček al teatro Laterna Magika a Praga, 24/11/1989

Vent’anni dopo, però, ci sarà la sua rivincita: acclamato insieme a Václav Havel durante la Rivoluzione di Velluto del 1989, Dubček verrà infatti eletto per ben tre volte a capo dell’Assemblea Federale, ricevendo anche numerosi premi internazionali per l’impegno a favore della libertà del suo Paese. L’ex leader comunista cercherà anche di salvare l’unione federale tra cechi e slovacchi, ma senza successo. Non assisterà però al mesto divorzio tra Praga e Bratislava: il 7 novembre 1992 Dubček muore infatti in un incidente sull’autostrada che porta da Praga a Brno. Con lui finisce l’intenso “secolo breve” della Cecoslovacchia.

(Simone Pelizza, East Journal cc by nc nd)

Foto Jaroslav Kučera CC0

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