Alleanze nell’opposizione di destra. I vescovi ammoniscono i preti che fanno politica

Nei colloqui pre-elettorali si sta registrando un certo fermento, soprattutto tra i gruppi di opposizione del centro-destra, sia quelli già in Parlamento che stanno vedendo ridursi il proprio consenso sia di quelli nati da poco che invece registrano o hanno registrato di recente un forte incremento di preferenze tra gli elettori. Dopo il patto di non belligeranza in campagna elettorale siglato tra alcuni partiti di questo ampio schieramento, cui altri dovrebbero aderire, in vista della chiusura delle liste elettorali, da presentare entro fine mese, c’è una certa animazione per una cooperazione più stretta o addirittura una coalizione di diverse sigle partitiche.

Il Movimento democratico cristiano (KDH), uno dei primi partiti nati in Slovacchia dopo il ritorno della democrazia che sembra essere uscito da una crisi iniziata qualche anno fa, e che spera in un ritorno in Parlamento dopo la sua assenza in questa legislatura, si è detto a favore di colloqui tra i partiti dell’opposizione su un approccio coordinato alle elezioni parlamentari 2020 perché «l’opposizione democratica dovrebbe aspirare a mettere insieme una formazione che abbia ragionevoli probabilità di vincere le elezioni». L’intervendo di KDH segue una dichiarazione del leader di OĽaNO Igor Matovič, secondo il quale il partito di Kiska Per la gente (Za ľudí) dovrebbe creare una coalizione con KDH, (il partito etnico ungherese) SMK o (i liberali di) SaS. Za ľudí aveva annunciato l’intenzione di formare una coalizione chiamata “Il blocco del cambiamento” con Progresivne Slovensko-Spolu, SaS, KDH e OĽaNO dicendo che sono ancora in corso discussioni. Da Libertà e Solidarietà (SaS) si apprezza l’iniziativa e il partito si dice pronto a unirsi a una coalizione “ragionevole” guidata da un “leader indiscutibile”. Il partito SMK, che per tutta l’estate ha dialogato con Most-Hid senza raggiungere risultati e sta raggiungendo un accordo per aggregarsi a partitini più piccoli della galassia etnica ungherese (il Forum ungherese e il movimento Spolupatricnost per la creazione di una lista congiunta, e che solo in un secondo momento valuterà l’offerta.

Del resto, anche la rappresentanza dei cattolici (o cristiani) in politica è divenuta oggetto di discussione da questa estate, quando Matovič ha offerto una sponda ai cristiani che non si sentono rappresentati dai partiti esistenti, lanciando una piattaforma chiamata ‘Odvážne’ (Coraggiosamente) e lasciando spazio a candidati di orientamento cristiano all’interno della lista elettorale OĽaNO. All’appello ha risposto l’Unione cristiana, movimento dell’ex europarlamentare KDH Anna Záborská che avrà quindici suoi candidati nella lista OĽaNO. Un appello a KDH per fare lo stesso non ha al momento avuto effetti.

Intanto, proprio sul fronte cristiano, ai cui elettori si rivolgono quasi tutti i partiti del centro-destra, inclusa la destra estrema di Kotleba, si registra un intervento forte dei vescovi cattolici, che ammoniscono i preti invitandoli a stare lontani dalla lotta politica. Il capo della Conferenza episcopale e arcivescovo di Bratislava Stanislav Zvolenský e il vescovo della diocesi di Spiš Štefan Sečka hanno detto che non è appropriato un impegno dei chierici nei partiti politici, nemmeno tramite intermediari. «Compito del sacerdote è quello di essere il padre di tutti i credenti, non il capo di coloro che aderiscono a un determinato partito. Oggetto degli strali dei due prelati il sacerdote Marián Kuffa di Žakovce (regione di Prešov) nella diocesi di Spiš, coinvolto con il partito KDŽP (Kresťanská demokracia – Život a prosperita) guidata dal fratello che ha appena concluso un accordo elettorale con l’estrema destra di Kotleba, ma anche altri religiosi che si sono impegnati attivamente nei partiti politici o li promuovono pubblicamente.

(Red)

Foto NRSR

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