Il “putsch di Monaco” e l’inizio dell’abisso nazista

L’8 novembre 1923 i nazisti tentano un colpo di stato in Baviera. Meglio noto come il “putsch di Monaco”, il golpe viene organizzato da Hitler insieme ad altri esponenti della destra locale e mira a sfruttare lo scontento popolare per la difficile situazione economica, provocata dall’iperinflazione e dall’occupazione franco-belga del bacino carbonifero della Ruhr come garanzia del pagamento delle riparazioni di guerra.

Inizialmente prevista per inizio ottobre, l’azione anti-governativa scatta nella sera dell’8 novembre con l’occupazione armata di una birreria durante un comizio del Primo Ministro Gustav von Kahr, che si era in precedenza tirato indietro da trattative segrete con i nazisti. La mattina successiva Hitler e 600 membri delle SA, le truppe d’assalto del partito, decidono poi di marciare sui principali edifici governativi bavaresi con l’obiettivo di completare il colpo di stato. Allertate da von Kahr, però, unità della polizia e dell’esercito si schierano a difesa di tali edifici e aprono il fuoco sui golpisti, uccidendone 16 e ferendone molti altri. Costretto alla fuga, Hitler viene arrestato pochi giorni dopo e condannato a cinque anni di carcere per alto tradimento. Il processo si rivela però un’ottima occasione per fare propaganda a favore della causa nazista e il futuro Fuhrer sfrutterà il suo breve periodo di detenzione nella fortezza di Landsberg per presentare le linee principali della sua visione politica nel “Mein Kampf“.

Hitler accanto a Ludendorff (al centro), posa con altri partecipanti al colpo di stato davanti al tribunale (1924)

Dopo la presa del potere nel 1933, i nazisti celebreranno i caduti del fallito putsch come “martiri” ed erigeranno addirittura alcuni templi votivi a Monaco in loro onore. Queste strutture verranno smantellate dagli alleati nel 1945 e le salme dei golpisti verranno cremate o trasferite in tombe anonime in diversi cimiteri cittadini.

(Simone Pelizza, Il Caffè Geopolitico cc by nc nd)

Foto Bundesarchiv, Bild cc by sa
Bundesarchiv / Heinrich Hoffmann cc by sa

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