Il vicepresidente del Parlamento Martin Glváč si è dimesso

Martin Glváč, deputato del partito socialdemocratico Smer-SD, ha annunciato giovedì le sue dimissioni dalla carica di vicepresidente del Parlamento, dopo che l’opposizione ne chiedeva da settimane l’estromissione, anche con una seduta parlamentare straordinaria che tuttavia non aveva raggiunto il quorum di presenze. L’opposizione ha cercato di darlo dimettere per le sue chat e i rapporti con Marián Kočner, il controverso uomo d’affari accussato tra le altre cose di aver ordinato l’omicidio del giornalista Ján Kuciak.

Glváč ha detto di averlo fatto per salvaguardare il suo partito nella corsa elettorale, in vista del voto del prossimo anno, ma non è chiaro se l’ex ministro sarà candidato da Smer-SD. Glváč ha anche detto di essere pronto a rinunciare alla sua posizione all’interno della commissione parlamentare per la supervisione dell’intelligence militare, ma ha invitato altri politici che hanno avuto rapporti con Marián Kočner a dimettersi dalle loro cariche parlamentari. In particolare ha sollecitato il leader di Most-Hid, Bela Bugar, anch’egli vice presidente del Parlamento, che ha incontrato Kočner in vacanza poco dopo l’omicidio del giornalista, a suo dire per caso e senza aver parlato di nulla in particolare. Ha poi tirato in ballo il capo del partito di opposizione Sme Rodina, Boris Kollar, dicendo che è stato lui a presentarlo a Kočner, con il quale era in rapporti di affari e non solo. Glváč conta di preparare con gli altri deputati Smer una mozione di sfiducia parlamentare per Kollar come capo della commissione per la Pubblica amministrazione e lo Sviluppo regionale.

Prima che Glváč parlasse, l’opposizione aveva annunciato giovedì che avrebbe fatto un secondo tentativo di avviare una sessione straordinaria per la sua estromissione da numero due del Parlamento; nel qual caso Bugar aveva segnalato la volontà del suo partito di sostenere la mozione di sfiducia.

La decisione di dimettersi è stata apprezzata anche dalla presidente Zuzana Čaputová, così come da Bugar, senza il cui sostegno il governo cadrebbe, che ha però rifiutato il paragone per il suo incontro del tutto casuale con il presunto mandante dell’omicidio Kuciak. Commentando la situazione, Michal Truban della coalizione non parlamentare PS-Spolu ha affermato che «non è sufficiente scambiare pezzi, abbiamo bisogno di misure radicali e sistemiche che rimuovano l’influenza corrotta degli oligarchi dalla sanità, dai media e dalla vita pubblica». Dicharazioni simili dall’ex presidente Kiska, leader del partito extraparlamentare Za ludi: «Finiscono tutti nello stesso modo, uno dopo l’altro – Robert Kaliňák, Tibor Gašpar, Monika Jankovská e Martin Glváč», «strumenti del racket di ladri e della mafia che hanno cercato di influenzare la nostra Slovacchia attraverso di loro».

Secondo Richard Sulik di Libertà e Solidarietà (SaS) le dimissioni di Glváč «danno speranza alla Slovacchia». Glváč era una vergogna per il paese, perché «era chiaro a tutti che un uomo con una tale reputazione e un tale legame con la mafia non può essere un vicepresidente del Parlamento». Le dimissioni sono «un’importante vittoria conquistata dall’opposizione» e una «forte ragione di celebrazione» per il capo di OLaNO, Igor Matovič, che ha dato avvio alla sessione di sfiducia dopo avere pubblicato centinaia di messaggi tra Glváč e Kočner. Glváč è uno dei pilastri di Smer, e avere il suo “scalpo” «è una vittoria importante per l’opposizione e per l’opinione pubblica», ha detto Matovič.

(La Redazione)

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.