Ambasciata, le celebrazioni della Festa delle Forze armate e dell’Unità nazionale

L’Ambasciata d’Italia a Bratislava ha celebrato nei giorni scorsi la Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale italiana nel centesimo anniversario dall’istituzione di questa ricorrenza che cade il 4 novembre. Durante un incontro presso la residenza dell’Ambasciatore Meucci, alla presenza delle autorità militari italiane competenti per il territorio slovacco, è stato ricordato il comportamento e il sacrificio dei tanti militari delle Forze armate che difendono il nostro paese dentro e fuori i confini nazionali, e sono impegnati su vari fronti nelle missioni di pace internazionali in aree tra le più tormentate del mondo. Oltre all’ambasciatore hanno fatto gli onori di casa il generale di brigata aerea Giuseppe Gimondo e il colonnello Angelo Malizia in rappresentanza dell’ufficio dell’addetto italiano per la Difesa a Vienna, competente anche per la Slovacchia, e il primo segretario dell’ambasciata.

La Repubblica Italiana riconobbe settanta anni fa con legge del Parlamento la giornata del 4 novembre come Giornata dell’Unità Nazionale, come ha menzionato il presidente della Repubblica Mattarella in un messaggio prima di andare a rendere omaggio come d’abitudine alla tomba del Milite ignoto presso l’Altare della Patria a Roma. Una data in cui «si riassumono i valori di una identità nazionale lungamente perseguita dai popoli d’Italia con le aspirazioni risorgimentali e con i grandi sacrifici compiuti dal popolo italiano nella prima guerra mondiale», ha detto il presidente.

In precedenza, il 1° novembre si è svolta la tradizionale commemorazione dei caduti italiani presso il cimitero di Šamorín nell’ambito della cerimonia cittadina in memoria dei vigili del fuoco e dei soldati russi e italiani deceduti nel locale campo di prigionia durante e subito dopo la prima guerra mondiale.

Alla cerimonia hanno partecipato le maggiori autorità cittadine, il locale corpo dei pompieri, rappresentanti diplomatici e militari e come di consueto tanti residenti che non hanno mancato di mostrare un gesto di pietà anche per i caduti del Belpaese.

La delegazione ufficiale italiana, composta dal primo segretario dell’Ambasciata Francesco Corsaro e dal colonnello Malizia insieme al maresciallo Iannotta per l’ufficio dell’addetto italiano alla Difesa, ha deposto una corona di fiori al Monumento ai connazionali nel Quadrante italiano del cimitero mentre venivano innalzate le bandiere italiana e slovacca e un trombettiere intonava le note dell’alzabandiera militare italiano. Presenti alla cerimonia anche l’inviato del nostro quotidiano il Gruppo Alpini Slovacchia con il suo presidente Alessandro Zazzeron.

Il Quadrante contiene le salme di 1992 connazionali, internati in diverse strutture della regione, deceduti a causa di malattia o deperimento. Dopo un primo cippo dedicato ai soldati defunti risalente ai primi anni Venti del Novecento e comunque datato novembre 1918, l’area fu rimaneggiata all’inizio dello scorso decennio con la creazione di un memoriale in marmo nero sul quale campeggia la scritta «L’Italia ai suoi caduti in Slovacchia».

Un’altra cerimonia dedicata ai caduti della prima guerra mondiale si è svolta presso il cimitero militare nel distretto di Bratislava-Petrzalka, dove sono intervenuti per l’Italia deponendo una corona il numero due dell’Ambasciata Corsaro e il Gruppo Alpini Slovacchia, insieme a rappresentanti militari e civili slovacchi e di diversi altri paesi che nel camposanto hanno dei loro caduti. Le salme inumate qui, un terreno che fino a trent’anni fa era sulla linea della Cortina di ferro – l’adiacente bunker BS-8 risalente a prima della seconda guerra mondiale è stato in uso fino al crollo del muro – sono complessivamente 331, di cui 122 soldati cecoslovacchi, 53 ungheresi, 51 jugoslavi, 43 rumeni, 16 austriaci, 11 italiani, 11 polacchi, 3 tedeschi e uno sconosciuto.  

Il cimitero Kopčany faceva parte dal 1916 dell’ospedale militare di Kittsee (oggi oltreconfine in Austria) per i soldati feriti della monarchia austro-ungarica. Fu ricostruito per la prima volta intorno al 1922. Già durante la prima Repubblica Cecoslovacca qui si teneva una messa solenne e una commemorazione in occasione del giorno dei morti. Dopo la guerra, e fino al 1989, il cimitero fu dimenticato proprio per la sua posizione in un’area di confine con l’Austria strettamente sorvegliata. Riscoperto nei primi anni Duemila, in pessime condizioni, è stato restaurato a partire dal 2008 in base ai progetti originali ritrovati negli archivi militari (compresa la vegetazione) grazie all’impegno dell’associazione civica Zachráňme petržalské e ai fondi stanziati dal comune di Bratislava.

In Slovacchia ci sono 1587 cimiteri del periodo della prima guerra mondiale, e secondo il ministero degli Interni vi sono sepolti 75.206 soldati. Il più grande si trova a Veľkrop nel distretto di Stropkov, dove in 131 tombe sono tumulati i resti di 8.662 soldati, più che nei cimiteri di Slavín o Svidník, dove vi sono interrate vittime della seconda guerra mondiale. I cimiteri dei campi di detenzione più grandi sono quelli di Šamorín e Dunajská Streda, anche qui con migliaia di vittime di cittadinanza italiana.

Istituita nel 1919, la celebrazione del 4 novembre è l’unica festa nazionale che ha attraversato indenne un secolo esatto di storia italiana, dall’età liberale, al Fascismo, all’Italia repubblicana. Fu proprio in occasione della celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate che nel 1921 venne solennemente inumato il Milite Ignoto all’Altare della Patria a Roma.

(La Redazione)

Foto BuongiornoSlovacchia, Mesto Šamorín
FB/Petržalský okrášľovací spolok

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