Moratoria dei sondaggi elettorali, il 60% degli slovacchi è contrario

La recentissima decisione del Parlamento di vietare la pubblicazione di sondaggi nei cinquanta giorni che precedono le elezioni ha suscitato un vespaio di polemiche e minacce di ricorso alla Corte costituzionale. Anche la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová, che ha il potere di mettere il veto, salvo vederselo poi annullare da una seconda approvazione in aula della legge da parte della stessa maggioranza, ha dichiarato che a suo parere il provvedimento è non solo illiberale, ma presumibilmente incostituzionale.

Quel decreto è stato oggetto di un sondaggio di opinione realizzato dall’agenzia Focus ancora prima dell’approvazione parlamentare, alla fine di ottobre. Uno su sei dei circa mille slovacchi intervistati (59,4%) si sono detti contrati all’estensione del divieto, che prima era di “soli” 14 giorni. Il 40,3% disapprova fortemente la misura e un altro 19,1% è piuttosto incline a essere in disaccordo con essa. Approva l’emendamento il 35,6% degli intervistati, un gruppo diviso più o meno in due tra chi è fortemente a favore e chi è piuttosto favorevole che no.

Tra chi ha mostrato maggiore avversione al provvedimento vi sono i potenziali elettori del partito Za ľudí dell’ex presidente Andrej Kiska (84%), della coalizione Progresivne Slovensko-Spolu (84%), e dei partiti di opposizione SaS (83%) e OLaNO (74%). Il maggiore sostegno alla legge è stato registrato tra i potenziali elettori del Partito nazionale slovacco / SNS (64%), di Smer-SD e del Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS) di estrema destra (entrambi al 53%).

(Red)

Illustr. mohamed_hassan CC0

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