Spacciatori di verità relative

La percezione di quello che ci circonda è soggettiva, ma fino a un certo punto. È ovvio che chi vive in condizioni di degrado o in quartieri malfamati ha una percezione del proprio vicinato diversa da chi sta in centro, e non ci sono statistiche sulla criminalità che tengano. Una cosa meno ovvia, però, è come il nostro vicinato oggi non sia solo fisico, ma anche – soprattutto – digitale.

Quello che leggiamo in Internet ci suscita emozioni, e ce le ricordiamo. È anche uno dei motivi per cui le persone più ingenue si affezionano a siti che emozionano più che informare. L’emotività è una droga, e come tale sfasa i nostri sensi. A tutti è capitato di scrivere baggianate perché in preda all’emotività, salvo poi cancellare o ritrattare.

Molti credono che quando Internet non c’era le persone si informassero da fonti attendibili.

È parzialmente vero, nel senso che gli articoli di giornale venivano redatti, editati e pubblicati da una catena di persone con un bagaglio culturale medioalto, e un articolo dove si sosteneva il gombloddo dello sbarco sulla luna non sarebbe passato. Ma è anche vero che i giornali pre Internet si prendevano libertà che oggi sarebbero impensabili; leggere gli editoriali degli anni di piombo è allucinante, dove direttori di giornali e firme di punta arrivavano a incitare alla violenza se non a giustificare, a motivare omicidi a scopi politici. Insomma, l’era pre Internet non era l’età d’oro. […]

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Foto pixabay CC0

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