Martin Glváč non lascia, rimane vicepresidente del Parlamento

La scorsa settimana il vicepresidente del Parlamento Martin Glváč, parlamentare del partito socialdemocratico Smer-SD, è sfuggito a un voto parlamentare di sfiducia a causa del mancato quorum di parlamentari alla seduta straordinaria del Parlamento. La seduta di sfiducia era stata avviata dall’opposizione dopo la medializzazione di trascrizioni di presunte comunicazioni dell’ex ministro attraverso l’app Viber con l’uomo d’affari Marian Kočner, in galera dal giugno dello scorso anno con diverse accuse, tra le quali quella di avere ordinato l’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della fidanzata Martina.

Secondo Igor Matovič, leader del partito di opposizione OĽaNO, che avrebbe diffuso le trascrizioni ricevute da una fonte anonima, Glváč sapeva che Kočner era riuscito a far nominare vicedirettore del Servizio di intelligence slovacco (SIS) un suo uomo. Inoltre, Glváč avrebbe mentito quando ha affermato di recente di non aver incontrato Kočner dall’ultima volta nel 2012. La polizia afferma di avere le trascrizioni, sulle quali sta lavorando l’Agenzia nazionale anticrimine (Naka), e il suo presidente Milan Lučanský dice di essere pronto a parlarne alla commissione parlamentare Difesa e sicurezza, se convocato. In altre comunicazioni con Kočner avute attraverso l’applicazione Threema, Glváč avrebbe discusso con l’imprenditore un affare relativo a terreni in località Čierna Voda, poco fuori Bratislava.

Poco dopo la seduta abortita, Glváč ha parlato in conferenza stampa insieme al leader del partito Robert Fico, annunciando che per il momento aveva deciso di mantenere il suo incarico. Sarà pronto a dimettersi solo dopo che lo faranno tutti coloro che sono stati in contatto con Marian Kočner, anche membri dell’opposizione, ha detto. Ha negato le accuse e minacciato denunce. Ha ammesso di conoscere l’uomo d’affari da circa 20 anni, e di avere avuto con lui scambi di messaggi, ma quelli pubblicati sono distorti e presi fuori dal contesto, e poi molti mancano, ha detto.

L’ex primo ministro Robert Fico ha detto che è suo dovere stare al fianco dei membri del partito «nella buona e nella cattiva sorte», e ha poi si è lanciato contro i media che a suo dire attaccano a senso unico soltanto i parlamentari e gli affiliati di Smer. E non informano invece degli incontri avuti con Kočner da leader dell’opposizione come ad esempio Richard Sulík (SaS) Igor Matovič (OĽaNO) e l’ex presidente Andrej Kiska (Za ľudí), che lui crede in grado anche di «rubare le scarpe a un uomo morto».

L’opposizione continua a sollecitare Martin Glváč (Smer-SD) a mostrare un minimo d’onore e dimettersi dal suo incarico. Matovič crede che Fico stia sottovalutando i suoi elettori, ritenendoli solo un gregge di pecore. Dal partito OĽaNO si rincara: «In una democrazia funzionante è intollerabile che una tale persona rimanga in carica o in libertà dopo aver rivelato i suoi servizi a un mafioso».

Secondo informazioni del quotidiano Dennik N, è praticamente certo che Glváč non sarà ricandidato nella lista di Smer alle elezioni del prossimo anno, e mormorii interni al partito parlano della necessità che il deputato non solo si dimetta ma rinunci al suo mandato parlamentare. Per un passo indietro del collega di partito sarebbe il premier Peter Pellegrini, vicepresidente di Smer-SD. Il ministro degli Esteri Miroslav Lajčák ritiene non corretta la pressione esercitata su Glváč. Sposando la posizione del collega, ha detto che «Se tutti quelli che erano in contatto con Marian Kočner dovessero dimettersi, allora facciamo dimettere davvero tutti». Domenica, a un programma televisivo, il numero due del partito di coalizione Most-Hid Abel Ravasz ha detto che il suo partito voterà per l’estromissione di Glváč dalla poltrona di vicepresidente parlamentare, se si svolge una nuova seduta di sfiducia. In ogni caso, Ravasz crede che tutti coloro che hanno incontrato l’uomo d’affari dovrebbero assumersi la responsabilità personale.

(La Redazione)

Foto MOSR
Martin Glváč con Robert Fico (2015)

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