UE: Macron blocca l’avvio dei negoziati per Albania e Nord Macedonia

La Francia di Macron blocca l’avvio dei negoziati per l’adesione UE di Albania e Macedonia del Nord. Dopo il no del Consiglio europeo, il premier Zaev annucia elezioni anticipate a Skopje.

Dopo che martedì i ministri degli esteri non avevano trovato un accordo sull’apertura del dialogo con i due paesi dei Balcani, anche i capi di stato e di governo nella tarda serata di giovedì non hanno trovato l’unanimità sulla questione. Nonostante la larga maggioranza dei paesi UE fosse favorevole, è stata decisiva la forte opposizione della Francia del presidente Emmanuel Macron, unico paese contrario all’apertura dei negoziati con entrambi i paesi balcanici. Olanda e Danimarca erano favorevoli invece ad avviare il dialogo per il momento con la sola Macedonia del Nord. I 27 hanno quindi rimandato la discussione al prossimo Consiglio europeo, prima del vertice UE-Balcani di Zagabria nel 2020.

Molto dura la reazione del Commissario europeo all’allargamento Johannes Hahn, he ha parlato di un fallimento dei leader UE, incapaci di dare seguito alle proprie promesse. “Rifiutarsi di riconoscere i progressi fatti rischia di destabilizzare i Balcani, con conseguenze per tutta l’UE. Il premier italiano Giuseppe Conte ha parlato di un “errore storico“, dicendosi “molto dispiaciuto e vicino alla comunità albanese e della Macedonia del Nord”. La presidente della nuova Commissione europea Ursula von der Leyen ha rimarcato gli sforzi fatti dai due paesi, sostenendo che “meritino un segnale positivo”. Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha invitato albanesi e macedoni a non arrendersi, perché non ha dubbi che diventeranno cittadini europei. “Questi due paesi sono pronti ad aprire i negoziati; sono gli stati membri che non sono pronti, oggi.”

Ma a nulla sono valsi gli appelli. Macron ritiene prioritario che l’UE si concentri su una riforma interna prima di ogni ulteriore allargamento, e nella conferenza stampa seguita al Consiglio europeo ha chiaramente indicato la sua volontà di trovare una alternativa all’adesione per i paesi dei Balcani, considerati “partner, ma non necessariamente futuri stati membri”. Una vera doccia fredda sull’intera politica d’allargamento da parte del presidente francese, che ha al contempo annunciato una sua visita nella regione.

Il ministro degli esteri macedone Nikola Dimitrov ha affermato che “il minimo che l’UE deve alla regione adesso è di essere chiara [con noi]. Se non c’è più consenso sul futuro europeo dei Balcani occidentali, se la promessa di Tessalonica 2003 non è più valida, i cittadini hanno diritto a saperlo.”

E se già per tutta la giornata di venerdì si sono rincorse le voci sulle possibili dimissioni del premier macedone Zoran Zaev (una fakenews lanciata dall’ANSA alle 13:15 e rimbalzata sui vari media balcanici), nella mattina di sabato questi ha annunciato elezioni anticipate “il prima possibile” nella repubblica balcanica. “L’Europa non ha rispettato ciò che ci aveva promesso. Ci è stata fatta una grande ingiustizia. Sono deluso e indignato”, ha affermato. Stando ai sondaggi, le elezioni potrebbero mettere fine alla parentesi progressista e riportare al governo i nazionalisti della VMRO, scalzati solo nel 2017.

Più calma la situazione a Tirana, dove il premier Edi Rama ha commentato che i due paesi balcanici si trovano ad essere “vittime collaterali” degli scontri tra gli stati membri UE.

L’apertura dei negoziati con Albania e Macedonia del Nord è stata posticipata già due volte dal 2018, anche se i due paesi hanno concluso le riforme richieste dall’UE. L’Albania ha completato una riforma della giustizia, mentre la Macedonia ha risolto una disputa trentennale cambiando il proprio nome ufficiale in Repubblica della Macedonia del Nord.

(Tommaso Meo e Andrea Zambelli, East Journal cc by nc nd)

Foto: Tirana – R.Holthuijsen cc by

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