A quanto pare, c’è finalmente un accordo sulla Brexit

Il testo dell’intesa tra le due parti verrà sottoposto al Consiglio europeo, prima di arrivare al Parlamento britannico. La notizia metterà probabilmente fine a tre anni di lunghi e complicati negoziati. [Aggiornamento: ieri sera il Consiglio ha approvato l’accordo]

La mission impossible del XXI secolo è stata portata a termine. Il primo ministro della Gran Bretagna Boris Johnson ha annunciato che è riuscito a trovare quello che ha definito “un grande nuovo accordo” con l’Unione europea sulla Brexit. La notizia è stata confermata anche dal presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker. Il testo è stato divulgato pochi minuti fa e oggi pomeriggio verrà sottoposto al Consiglio europeo, che raduna i capi di stato e di governo dell’Ue, e nei prossimi giorni verrà votato dal Parlamento britannico. Se tutto filerà secondo i piani, Brexit si farà e il 31 ottobre del 2019 verrà ricordato nei libri di storia come il giorno in cui, per la prima volta, un paese membro è uscito dal blocco comunitario. Altrimenti, come è successo già tante volte in passato, si tornerà punto e a capo.

Cosa prevede l’accordo

L’accordo è molto lungo (64 pagine) e dettagliato ma Michelle Barnier, il responsabile dei negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ha spiegato nel corso di una conferenza stampa quali sono i punti principali, a partire dello stato dell’Irlanda del nord. Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito ma continuerà ad essere sottoposta ad alcune regole dell’Ue che riguardano le merci e non ci sarà alcun controllo al confine con Dublino perché tutti quelli necessari verranno fatti nel mare d’Irlanda. I diritti dei cittadini europei che sono emigrati nel Regno Unito non verranno intaccati e ci sarà un periodo di transizione che si concluderà alla fine del 2020. I rapporti commerciali tra Londra e Bruxelles non sono ancora stati definiti ma Barnier ha assicurato che le parti lavoreranno per ottenere un “ambizioso accordo di libero scambio con zero dazi e quote”.

Le ultime ore di trattative

Il presidente del Consiglio Donald Tusk aveva fatto sapere nella giornata di ieri – 16 ottobre – che le basi per un accordo c’erano ma Johnson si era mostrato titubante sulla possibilità di raggiungere un’intesa, e il ministro per la Brexit Stephen Barclay aveva detto che il Regno Unito avrebbe chiesto una proroga nel caso in cui si fosse arrivati al 19 ottobre con un nulla di fatto. Le possibilità di raggiungere un accordo erano sembrate ancora più remote questa mattina quando il Dup, il partito nordirlandese che è il principale alleato di governo del governo conservatore, aveva fatto sapere di essere contrario alla bozza sulla Brexit sulla quale si stava discutendo. Uno dei motivi per cui il Dup aveva opposto il suo rifiuto riguardava il regime dell’Iva a Belfast che l’Unione europea avrebbe voluto allineare a quello europeo.

Questo aspetto era stato uno dei punti principali sui quali si erano concentrati i negoziati negli ultimi giorni. Gli altri riguardavano il periodo di transizione post accordo e il backstop – definito da Johnson “antidemocratico – cioè il meccanismo di emergenza nato per evitare un ritorno del confine duro tra Irlanda e Irlanda del Nord, che è stato abolito. Per quanto riguarda il primo aspetto, invece, il Regno Unito nel nuovo accordo ha accettato di non fare concorrenza sleale ai paesi dell’Ue nel futuro, non solo nel periodo di transizione. Quanto al backstop, la Gran Bretagna ha acconsentito a spostare i controlli doganali tra Irlanda del Nord e Regno Unito (anziché tra le due Irlande) e dato il via libera affinché tutto il parlamento – non solo il Dup – avesse il diritto di veto sul suo rinnovo a distanza di quattro anni dall’entrata in vigore dell’accordo.

Il backstop è sempre stato uno dei punti centrali di discussione e il motivo per cui la precedente bozza di accordo di Theresa May era stata bocciata. Lo stesso Johnson voleva sostituirlo con un piano di misure sanitarie che avrebbe consentito all’Irlanda del Nord di attenersi alle norme comuni dell’Ue in materia di alimenti e bestiame. L’Unione europea non era però disposta a scendere a patti.

Anche Johnson non era sembrato incline al compromesso e più volte in questi ultimi mesi aveva sostenuto di essere pronto a un’uscita senza accordo, pur di fare Brexit entro il 31 ottobre. Questo scenario era molto temuto da tutti gli analisti e, come dimostravano diverse ricerche, avrebbe avuto effetti devastanti sia a Londra che nel resto del continente. Dopo tre anni di trattative, le due parti sono però riuscite a evitarlo, almeno per ora.

(Giulia Giacobini, Wired cc by nc nd)

Foto Chatam House cc by
Il primo ministro britannico Boris Johson

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