Antonino Vadalà condannato a 9 anni di carcere per traffico di droga

Antonino Vadalà, il 44enne calabrese estradato un anno fa dalla Slovacchia in Italia, è stato condannato a 9 anni di carcere per traffico di droga. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, Paola Tonini, aveva chiesto una condanna a complessivi 206 anni di carcere per Vadalà e altri 17 imputati, accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, ricettazione e riciclaggio. In particolare, per Vadalà erano stati chiesti 11 anni e 4 mesi di reclusione, in considerazione dell’aggravante mafiosa per i suoi legami con la ‘ndrangheta. Gli imputati hanno ottenuto il rito abbreviato, che consente la riduzione della pena di un terzo.

La Direzione distrettuale antimafia ha definito il ruolo di Vadalà “fondamentale nell’importazione degli stupefacenti dal Sudamerica”. Tra giugno e dicembre del 2015 era arrivato in Europa un carico di 600 kg di cocaina pura nascosta in carichi di frutta esotica e crostacei destinati a Lombardia e Veneto, con la complicità di doganieri slovacchi “amici” di Vadalà. La droga avrebbe fruttato sul mercato 60 milioni di euro. A capo dell’organizzazione c’era Attilio Vittorio Violi, affiliato alla ’ndrina Morabito di Africo, che impartiva gli ordini dal carcere attraverso messaggi su biglietti di carta, i cosiddetti “pizzini”, che consegnava alla moglie durante i colloqui settimanali.

Vadalà è stato arrestato una prima volta all’inizio di marzo 2018, poco dopo l’omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnirová, perché sospettato del crimine. Il giornalista investigativo si era occupato degli affari di Vadalà e degli italiani a Michalovce e a Sobrance, nella Slovacchia orientale. Qui aveva scoperto l’uso illecito dei contributi europei a fondo perduto per agricoltura ed energia verde e legami sospetti di queste persone con la ‘ndrangheta calabrese.

Vadalà è stato in seguito rilasciato, insieme agli altri arrestati, per mancanza di prove. Tuttavia, alcuni giorni dopo è stato nuovamente portato in carcere, su mandato internazionale della procura di Venezia, con l’accusa di traffico di droga internazionale. La Slovacchia ha concesso l’estradizione in Italia nel maggio del 2018.

Ma i legami di Vadalà vanno oltre i confini delle organizzazioni mafiose: gli inquirenti italiani hanno intercettato, nel periodo 2014-2015, ben 452 telefonate tra Vadalà e l’ex fidanzata, nonché socia in affari, Maria Trošková, divenuta assistente personale dell’allora primo ministro Robert Fico (Smer-SD).
Vadalà aveva anche stretto rapporti di affari con Viliam Jasaň, già deputato Smer-SD, chiamato da Robert Fico a far parte del Consiglio nazionale di sicurezza. Inoltre, si vantava di avere a libro paga in Slovacchia polizia, dogane, servizi segreti e funzionari del Ministero dell’Interno.

Secondo quanto riportato dal quotidiano “La Repubblica” in base a notizie della Direzione investigativa antimafia, Vadalà avrebbe telefonato a Fico nel 2012, cosa che l’ex premier ha sempre fermamente negato. La denuncia alla polizia presentata tempo fa dal deputato Ondrej Dostál (SaS) per chiedere l’apertura di un’indagine sulla telefonata è stata archiviata alla fine di luglio.

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