La presidente Čaputová completa le nomine per la Corte costituzionale

Si è conclusa ieri quella che per mesi è sembrata essere una “storia infinita”.
La presidente Zuzana Čaputová ha nominato i sei giudici necessari per completare la composizione della Corte costituzionale. Si tratta di Libor Duľa, Ladislav Duditš, Peter Straka, Miloš Madar, Martin Vernarský e Rastislav Kaššák. Soddisfano al meglio tutti i requisiti professionali e di integrità personale richiesti, ha dichiarato la presidente, che ha aggiunto di aver tenuto conto anche dei voti ottenuti dai singoli candidati in Parlamento.

La procedura per la nomina dei giudici della Corte costituzionale è stata particolarmente lunga e complessa. In previsione della scadenza a metà febbraio del mandato di 9 dei 13 giudici, la sessione parlamentare del 29 gennaio scorso è stata chiamata a votare una rosa di 18 candidati. Tra essi il Presidente della Repubblica ne avrebbe successivamente scelti 6, ai quali conferire il mandato della durata di 12 anni.

La discussione in Parlamento ha assunto tuttavia toni aspri su due temi: la presentazione della candidatura dell’ex premier Robert Fico, sul cui grado di imparzialità sono stati sollevati dubbi da più parti, e la scelta tra il voto segreto per garantire parità di trattamento a tutti i candidati e il voto pubblico per assicurare maggiore trasparenza.

Dopo una serie di rinvii, scontri nella maggioranza di governo, la rinuncia di Fico alla candidatura e due infruttuosi tentativi di voto in Parlamento, la Corte costituzionale ha dovuto annunciare il proprio funzionamento con soli 4 giudici.
Un funzionamento anomalo, che non avrebbe consentito di giudicare eventuali ricorsi nelle future elezioni presidenziali, data la mancanza del previsto quorum di almeno nove membri.

All’inizio di marzo, scaduti i termini per la presentazione delle candidature, gli aspiranti alla carica di giudice della Corte costituzionale erano 30, tra i quali alcuni politici, come ad esempio, Edita Pfundtner di Most-Híd e Radoslav Procházka, ex leader del disciolto partito Rete-Sieť ed ex candidato alla presidenza nel 2014. Due nomi eccellenti tra i candidati ritiratisi (oltre a Robert Fico): il segretario di Stato alla Giustizia Monika Jankovská (Smer-SD) e il deputato Peter Kresák di Most-Híd.

Terminate le audizioni dei candidati, tra il 3 e il 4 aprile il Parlamento ha scelto con votazione a scrutinio segreto 8 candidati, tra i quali il presidente Kiska avrebbe nominato 3 dei futuri giudici. Tuttavia, nessun accordo tra i parlamentari per arrivare al totale di 18 candidati richiesti. “Una vergogna per la democrazia”, ha commentato Kiska, sottolineando l’impossibilità per la Corte costituzionale di svolgere pienamente la propria attività.

Il 23 aprile, la nomina di 3 giudici (tra i quali il presidente e il vicepresidente) da parte di Kiska ha consentito alla Corte il funzionamento in vista del giuramento della neoeletta presidente Čaputová e del suo successivo insediamento il 15 giugno.

Tra il 22 e il 23 maggio il Parlamento ha eletto con voto segreto altri 4 candidati, non senza frizioni tra alcuni esponenti della coalizione di governo e Kiska, accusato di non voler nominare i giudici anteponendo le proprie ambizioni politiche agli interessi del Paese.

La linea seguita da Kiska è stata confermata anche dalla neoletta presidente Zuzana Čaputová, che rispondendo alle dure critiche mosse da Robert Fico, ha ribadito la propria ferma intenzione di procedere alle nomine solo dopo aver ricevuto i 6 nomi mancanti dal Parlamento.

Alla fine di giugno, malgrado le raccomandazioni della Commissione costituzionale, i deputati hanno eletto solamente uno dei 6 candidati mancanti, rinviando la discussione a settembre, in mezzo ad aspre discussioni sulla questione del voto segreto o palese e minacce di ostruzionismo da parte di Smer-SD.

Una situazione insostenibile, ha commentato la presidente Čaputová all’inizio di settembre. “La giustizia è una questione molto delicata, e troppo spesso sento gente preoccupata sul fatto se esista [giustizia] in Slovacchia. Se la Corte costituzionale è indebolita, anche la giustizia è indebolita. Ogni cittadino della Slovacchia deve essere sicuro di poter fare affidamento su di essa”, ha detto la presidente.

Il 25 settembre il Parlamento ha finalmente scelto con votazione pubblica i restanti quattro candidati che si sono aggiunti ai 14 già votati nelle precedenti quattro sessioni, non senza nuovi disaccordi sulle modalità di voto, a scrutinio segreto secondo la richiesta del partito Smer-SD, in forma palese per gli alleati di coalizione (SNS e Most-Hid) e l’intera opposizione.
Ora la Corte costituzionale può funzionare in forma corretta, secondo quanto previsto dalla Costituzione slovacca.

A conclusione di quella che per molti versi è apparsa un’autentica “saga”, la presidente Čaputová ha scritto su Facebook: “I nuovi giudici della Corte costituzionale della Repubblica slovacca assumono la loro funzione in un momento in cui la sfiducia nei confronti dei giudici e della giustizia in Slovacchia è una questione chiave. Assumono il loro incarico in un momento in cui la gente si aspetta giustamente cambiamenti in meglio. Perché noi cittadini dobbiamo fidarci della magistratura. Ciò è essenziale per la salute della società ed essenziale per il funzionamento della democrazia. La magistratura e i giudici devono essere non solo indipendenti, ma anche responsabili […] perché decidono in merito ai nostri diritti, alla nostra proprietà e libertà personale.” Ai giudici della Corte costituzionale si richiede responsabilità, moderazione ed un elevato senso etico, ha sottolineato la presidente, aggiungendo che i nuovi giudici dovranno “contribuire alla giustizia e alla fiducia nel sistema giudiziario in Slovacchia.”

Foto: prezident.sk, Zuzana Čaputová (Fb)
nrsr.sk

 

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