L’ambientalismo visto dai paesi Visegrad e dall’Europa orientale

In Italia la questione ambientalista è molto discussa: da una parte abbiamo chi ha abbracciato la causa in modo davvero serio, ad esempio iniziando ad eliminare veramente la plastica monouso, a non consumare più carne nè prodotti provenienti da certe zone del mondo, evitando certe marche, comprando tutto ciò che si può (vestiti, trucchi, scarpe, perfino telefoni) che siano cruelty free; da un’altra parte abbiamo invece un rifiuto categorico di ogni forma di protezione dell’ambiente fregandosene bellamente, e se si fa qualcosa per l’ambiente lo si fa a caso senza rendersi conto dell’impatto positivo della propria singola azione. Spesso in questi casi si è più occupati a insultare Greta Thunberg sui social accusandola di far parte di chissà quale lobby, anzichè vedere il messaggio positivo che rappresenta.

Dopo aver osservato il fenomeno ambientalista e i #Fridaysforfuture a lungo dall’esterno, e in seguito alla settimana di mobilitazione mondiale, conclusasi col Global Strike del 27 Settembre, mi sono chiesta «E in Est Europa? Come è visto tutto questo? Si sono svolte manifestazioni anche lì??»

Nell’area Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria / V4) l’opinione pubblica tra i vari Paesi è piuttosto divisa.

La Slovacchia è il paese più attivo da questo punto di vista: qui la prima manifestazione per l’ambiente si è tenuta nella capitale Bratislava nell’aprile 2018, e oggi, grazie anche alla rapida crescita del partito Progresivne Slovensko da cui viene la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová, la questione è diventata di notevole importanza. Pertanto, il Global Strike di venerdì scorso si è tenuto in alcune delle città più importanti, Bratislava, Banská Bystrica, Žilina e Košice. Secondo il sito ufficiale dell’iniziativa studentesca Fridays for future slovacca, sembrerebbe che le manifestazioni si tengano ogni venerdì dopo la scuola, in modo che tutti i ragazzi, anche magari solo passando di fronte ai manifestanti pacifici e ai cartelloni, possano acquisire più consapevolezza a riguardo. Questo senza dubbio è un grandissimo passo avanti, se giudichiamo la realtà slovacca e quella, ancor più globale, del gruppo V4.

Anche nella vicinissima Repubblica Ceca gli animi si sono mossi per tutta la settimana, dando vita a manifestazioni nella capitale e dintorni. Qui non si è trattato solo della manifestazione del venerdì, bensì gli attivisti, accompagnati da molti giovani volenterosi, si sono impegnati nella raccolta rifiuti, ed organizzando un vero e proprio festival per il futuro, con performance musicali in grado di attirare l’attenzione pubblica. Purtroppo vi è una differenza sostanziale tra le due repubbliche sorelle: in Cechia l’attivismo ambientalista non è supportato dalla politica, tanto che il primo ministro Andrej Babiš ha giudicato l’attivista Thunberg come aggressiva ed isterica, oltre ad aver fatto saltare l’accordo sulle emissioni zero assieme a Ungheria e Polonia.

Infine, parliamo della Polonia, dove le cose da tempo vanno in modo un po’ particolare per quanto riguarda manifestazioni e attivismo. Venerdì scorso la capitale polacca ha infatti richiamato veramente moltissimi giovani in piazza, che hanno manifestato in modo attivo e orgoglioso. Ricordiamo inoltre che la Polonia, giusto l’anno scorso, ha ospitato il Cop24, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, nella quale si sarebbero prese decisioni molto importanti riguardanti il futuro del pianeta. Ma nonostante l’attivismo, nonostante l’UE stabilisca riunioni e congressi in questo Stato (secondo me anche un po’ con l’intento di ammorbidire le opinioni dei politici polacchi), la Polonia non ha particolarmente a cuore la questione climatica e ambientalista. Come detto sopra, assieme ad altri Stati ha rifiutato l’accordo sulle emissioni zero, sebbene sia lo Stato più inquinato dell’UE. Il governo fino a qualche anno fa stava silenziosamente procedendo al disboscamento della foresta secolare di Bialoveza, patrimonio UNESCO, e i sindaci che cercano di promuovere importanti azioni civiche vengono accidentalmente assassinati (l’ultimo sindaco morto ”accidentalmente” è stato quello di Danzica, Paweł Adamowicz, stranamente impegnato nell’attivismo civile), tanto per fare qualche esempio. Quindi sì, in Polonia qualcosa si è mosso e si sta muovendo, ma andare contro chi sta al potere e si oppone a certe misure è veramente dura!

Vedi qui la situazione in altri paesi dell’Europa orientale, dai Balcani occidentali al mondo russofono (Russia, Bielorussia, Ucraina).

(Samantha PessognelliEastern Europe World)

Foto da manifestazioni a Bratislava,
Žilina e Košice – FB, FB, FB

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