Cosa vuole dire la Cina al mondo nei 70 anni della Repubblica

La sfida tecnologica agli Stati Uniti. L’innovazione nel 5G. La costruzione di reti in Africa. Le nuove tecnologie militari. Quale sarà il messaggio per l’anniversario della Repubblica popolare

Il primo ottobre la Cina celebra il 70esimo anniversario della nascita della Repubblica popolare cinese (Rpc) con la più grande parata militare della storia. Obiettivo: mostrare al mondo la sua potenza militare e tecnologica. In questi giorni gli occhi del mondo sono puntati sulla Cina, dove il primo ottobre 2019 ricorre il 70esimo anniversario della fondazione della Rpc. In tutta la Cina, dalle città più grandi fino alle zone rurali, sono state organizzate celebrazioni ufficiali nelle piazze e nei luoghi pubblici come le scuole.

La parata più imponente si terrà a Pechino, dove in piazza Tian’anmen sono attesi 15mila soldati che sfileranno in ricordo della vittoria di Mao Zedong sui nazionalisti di Chiang Kai-Shek. Da settimane, nella capitale, si susseguono le prove generali dell’evento. Per l’occasione, sono state bloccate molte strade e i cieli del centro sono stati chiusi anche a aquiloni, droni e piccioni.

In quella che si preannuncia la più grande parata militare della storia, per la prima volta la Cina presenterà al mondo alcune delle sue più avanzate tecnologie militari, tra cui i nuovi droni spia e droni stealth e i missili balistici intercontinentali Df-41. A dimostrazione che la Cina contemporanea è all’avanguardia nel settore militare, così come in altri campi dove dal 1949 sino a oggi è riuscita ad affermarsi come potenza mondiale, diventando il principale rivale degli Stati Uniti.

Solo pochi giorni fa, per esempio, Xi Jinping ha inaugurato il Daxing International Airport a Pechino, il più grande aeroporto al mondo con una superficie di 700mila metri quadrati e otto piste, dovrebbe gestire 100 milioni passeggeri entro il 2040. Progettato dall’archistar Zaha Hadid, l’aeroporto è stato costruito in cinque anni puntando a 5G, robotica, intelligenza artificiale e riconoscimento facciale ai check-in e ai gate di sicurezza.

Sfida tecnologica

È proprio la tecnologia al centro della sfida che si sta giocando con gli Stati Uniti, in quella che da alcuni è considerata una nuova guerra fredda, che tocca ambiti molteplici tra cui commercio, innovazione, scienza. Se, da una parte, la battaglia commerciale continua a colpi di dazi e controdazi insieme a rinvii in attesa dei prossimi negoziati (previsti per il 10 ottobre a Washington), i due paesi si fronteggiano per avere il primato in settori chiave dell’innovazione.

Da una parte, gli Stati Uniti mantengono la leadership in settori come l’aerospazio grazie a una quota mondiale del 73% (anche se proprio nello spazio la Cina ha dimostrato recentemente i suoi primi traguardi importanti, come l’allunaggio da parte della sonda Chang’e4 sulla parte nascosta della Luna lo scorso gennaio). Dall’altra, in settori come quello delle telecomunicazioni la Cina è già leader con una quota del 65,7%.

La partita del 5G

Nelle telecomunicazioni l’amministrazione Trump ha reagito facendo pressioni sui paesi europei che collaborano con le aziende cinesi per la costruzione delle reti di quinta generazione. La risposta di Huawei? Il suo fondatore, Ren Zhengfei, si dice pronto a condividere la tecnologia 5G proprio con le aziende statunitensi, fornendo l’accesso a brevetti, licenze, codici e know-how a un costo unico.

Secondo Ren, in questo modo le aziende statunitensi potrebbero costruire la propria industria 5G e al contempo si garantirebbe un equilibro fra Cina, Europa e Stati Uniti. Nello sviluppo del 5G le aziende americane si trovano in una situazione di svantaggio non avendo sviluppato direttamente apparati infrastrutturali legati alla nuova rete. Allo stato attuale, la partita del 5G si gioca fra le cinesi Huawei e Zte, le europee Ericsson e Nokia, e la sudcoreana Samsung. Che si tratti di una provocazione da parte di Huawei, o solo un modo per rassicurare i governi occidentali dalle accuse di rischi legati alla sicurezza nazionale, nessuna azienda americana per ora si è fatta avanti.

È chiaro, tuttavia, come proprio tecnologia e infrastrutture rappresentino ambiti di scontro diretto fra Cina e Stati Uniti. Con conseguenze anche per le altre aree geografiche del mondo: in primis Europa e Asia, ma anche Africa, dove la battaglia del 5G è prevalentemente sottomarina (la maggior parte dei cavi in fibra ottica è disposta sui fondali) e dove la Cina gode di in posizione di vantaggio essendo diventata negli ultimi anni il primo partner commerciale del continente africano. La sfida tra le due potenze arriva fino alla Groenlandia, che Trump si è offerto di comprare (senza successo) dalla Danimarca, per via della sua posizione strategica nell’Artico. In questa regione, ricca di materie prime come l’uranio e le terre rare, la Cina sta costruendo la rotta polare della Belt and road initiative.

Il primo ottobre 2019, dunque, rappresenta un passaggio storico per la Cina per mostrare al mondo la propria leadership, nel percorso che porta al centenario della Repubblica popolare cinese, nel 2049, anno entro cui si è posta l’obiettivo di realizzare il “sogno cinese”, diventare un paese pienamente moderno.

(Lala Hu, Wired cc by nc nd)

Foto: Pechino
MaxPixel CC0, shibeauty CC0
Foto Mr.Lujan cc by nd

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