In Slovacchia ci sono 440 mila rom, il 61% ha l’acqua corrente

L’ufficio del plenipotenziario del governo per le comunità rom ha presentato qualche giorno fa la terza edizione dell’Atlante delle comunità rom in Slovacchia, che aggiorna i dati sulla dislocazione della popolazione rom nelle vare aree del paese e su diversi altri parametri socioeconomici. L’Atlante fu istituito la prima volta nel 2004, ed è stato aggiornato nel 2013. È divenuto l’unico strumento aggiornato alla situazione reale per studiare lo stato della popolazione rom, utile in particolare per definire le politiche governative di integrazione con il resto degli slovacchi. I dati sono stati raccolti da dicembre 2018 a marzo 2019. I numeri sono molto diversi da quelli emersi dai vari censimenti, in quanto la gran parte dei rom non si definiscono come tali, ma spesso come cittadini slovacchi o ungheresi. E parlano in buona parte la lingua slovaccca, anche tra di loro.

Oltre a informazioni precise su dove vivono e quanti sono in ogni comunità, l’Atlante contiene dati sulle loro condizioni di vita, alloggio e salute, includendo ad esempio notizie sul loro accesso all’acqua potabile, al gas e all’elettricità.

Il numero totale di Rom in Slovacchia è stimato in 440.000 persone. Su una popolazione totale di 5,4 milioni di persone, i rom rappresentano circa l’8%. Gruppi di rom più numerosi sono censiti in 804 comuni in tutta la Slovacchia, ma ci sono anche gruppi più piccoli in altri 373 comuni. Per essere inseriti nell’Atlante, le comunità rom devono essere composte da almeno 30 abitanti o rappresentare almeno il 30% della popolazione locale. I dati aggiornati mostrano che la crescita della popolazione rom sta gradualmente rallentando, e una parte maggioritaria di loro vive ormai in condizioni normali. Hanno regolare accesso all’acqua potabile il 61% dei cittadini rom. Nel 2004 erano solo il 36%, nel 2013 il 48%.

Ci sono comuni in cui la concentrazione dei rom è particolarmente accentuata, specie nei distretti della parte meridionale della Slovacchia centro-orientale. Numerosi sono i casi in cui la quota di rom è superiore ai due terzi, e non pochi i casi di una percentuale sopra il 90%. In un caso, quello del quartiere Luník IX di Košice, i rom raggiungono il 100% degli abitanti. Un caso emblematico in cui a fronte di una disponibilità di alloggi per 2.500 persone vivono oltre 6.900 rom, in condizioni di particolare degrado, senza allacci ad acqua ed energia, dato che nessuno paga le bollette, e con un tasso di disoccupati quasi vicino alla totalità. Eppure, il complesso Luník IX era nato nel 1979 proprio con lo scopo contrario: il regime comunista l’aveva costruito con un proposito sociale di integrazione tra la maggioranza di slovacchi e la minoranza di etnia rom. I rom sono stati spostati lì da un vicino insediamento illegale, che fu abbattuto. Nei primi tempi hanno abitato nei palazzoni oggi fatiscenti anche poliziotti e soldati dell’esercito. A metà degli anni ’80 la popolazione era all’incirca divisa a metà tra rom e non rom, poi questi ultimi hanno iniziato ad andarsene e poco a poco i rom hanno occupato gli appartamenti liberi. Oggi Luník IX è uno dei più noti ghetti d’Europa, e il luogo di maggiore concentrazione di persone di etnia rom in Slovacchia.

(La Redazione)

Foto Pxhere CC0

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