Conclusa l’inchiesta sull’omicidio di Kuciak, presto il processo a Kočner & Co.

La polizia ha concluso le indagini sull’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua compagna Martina, per il quale sono accusate cinque persone. Gli avvocati delle famiglie delle vittime, ma anche la difesa degli imputati, potranno vedere i dossier ed eventualmente presentare ulteriori prove e materiali, che saranno valutate dagli investigatori. Un procuratore della Procura speciale deciderà poi se portare il caso in tribunale o richiedere ulteriori prove.

Il mese scorso i procuratori che supervisionano l’indagine avevano annunciato l’imminente conclusione del loro lavoro di ricerca, con l’intenzione di chiedere l’avvio del processo prima della fine del corrente periodo di custodia cautelare delle persone incriminate, ovvero entro la fine di ottobre. Davanti ai giudici dovrebbero finire Márian Kočner, sul quale pendono prove schiaccianti (così hanno detto i procuratori) di avere ordinato l’eliminazione di Kuciak. E poi l’ex poliziotto Tomáš Szabó, l’ex soldato professionista Miroslav Marček che avrebbe materialmente premuto il grilletto, l’intermediario Zoltán Andruskó e Alena Zsuzsová, traduttrice e interprete dall’italiano nonché collaboratrice fondamentale di Kočner in molte delle sue malefatte. Sarebbe stata Zsuzsová, per conto di Kočner, a mettere in piedi la squadra che ha poi eseguito il crimine, e lei a consegnare il prezzo del delitto, 50 mila euro avvolti in un fazzoletto. Altri 20 mila euro sono stati abbuonati ad Andruskó per un debito precedente.

L’arma del delitto ancora manca, ma gli investigatori sanno che è stata modificata. Su indicazione di Marček ne è stata trovata sul fondo fangoso in un fiume a Kolárovo la canna originale. Andruskó è stato il primo a collaborare con la polizia, dando numerose informazioni fondamentali per le indagini. Più tardi ha iniziato a parlare anche Marček.

L’omicidio di Kuciak e Kušnírová, nella loro casa a Veľká Mača la sera del 21 febbraio 2018, ha scatenato un sentimento di indignazione popolare. La gente è scesa a manifestare per le strade in quantità mai viste dopo la Rivoluzione del 1989, riuscendo a scalfire il governo di Robert Fico, che ha dovuto lasciare nel marzo di un anno fa la poltrona insieme al ministro degli Interni Robert Kaliňák, entrambi del partito socialdemocratico Smer-SD. Il nuovo primo ministro Peter Pellegrini ha poi rimosso dal suo incarico il capo della polizia Tibor Gašpar, dopo che diversi alti funzionari delle forze di polizia sono stati costretti dalla pressione popolare e mediatica a lasciare il proprio posto.

Nel corso delle indagini sono state accertate clamorose connivenze tra polizia, magistratura, funzionari dello Stato e uomini d’affari senza scrupoli. Kočner aveva creato una “società per delinquere” in grado di gestire e controllare l’andamento dei processi grazie a costanti e puntuali aggiornamenti di informazioni riservate che riguardavano il lavoro degli investigatori su di lui e altre persone vicine.

Quanto uscito dalle chat che Kočner scambiava con diversi personaggi di alto profilo attraverso l’applicazione di messaggistica criptata Threema ha portato alla luce un sistema di corruzione di livello inaspettato anche per i più pessimisti. Sono finiti nel tritacarne mediatico, anche se per ora non hanno avuto conseguenze giudiziarie, alcuni nomi eccellenti che hanno avuto rapporti stretti con Kočner: il Procuratore speciale Dušan Kováčik, il vice ministro alla Giustizia – e giudice – Monika Jankovská, nominata da Smer-SD e dimessasi dall’incarico, diversi altri giudici e procuratori, l’uomo d’affari Norbert Bödör, parente di Gašpar e in grado di “gestire” le cose con  la polizia, e numerosi altri. Kočner aveva avuto anche incontri con diversi leader politici, e aveva pianificato di creare un partito civetta per le prossime elezioni, con il quale contava di aiutare il partito Smer a rimanere a galla, garantendosi così la propria salvezza.

Kuciak aveva a lungo scritto degli affari di Kočner, e l’imprenditore lo aveva dapprima minacciato, poi fatto seguire passo passo, una strategia usata anche con altri giornalisti, e poi fatto sopprimere quando capì che non sarebbe riuscito a fermarlo. A nulla valse la denuncia alla polizia fatta da Kuciak: il fascicolo fu subito accantonato e riaperto solo mesi dopo il suo omicidio. Per perseguire i propri obiettivi Kočner aveva anche pianificato altri omicidi eccellenti: il sostituto Procuratore generale Peter Šufliarsky, prima suo amico e poi divenuto un impedimento, il procuratore Maroš Žilinka, che avrebbe dovuto essere ucciso insieme all’intera famiglia, e l’avvocato Daniel Lipšic, già ministro della Giustizia e ora difensore della famiglia di Kuciak.

(La Redazione)

Foto FB/policiaslovakia

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