Fallito il voto di sfiducia a Pellegrini, il governo non rischia

Il governo di Peter Pellegrini non corre pericoli, almeno per il momento. La sessione di sfiducia che si è svolta in Parlamento venerdì 13 ha mostrato tutta la debolezza dell’opposizione, che non sono riusciti a trovare i numeri per mandare a casa il primo ministro. La proposta di sfiducia era basata sul diniego di Pellegrini di rimuovere il segretario di Stato Monika Jankovská, nominata dal partito Smer-SD, dopo che sui media sono apparse parti di trascrizioni di messaggi che lei aveva presumibilmente scambiato con il controverso uomo d’affari Marian Kočner, attualmente in galera con diverse incriminazioni, tra le quali quella per l’omicidio del giornalista Ján Kuciak.

Sui 131 deputati presenti, solo 62 hanno votato a favore della rimozione del primo ministro, 66 hanno votato contro e tre si sono astenuti. La discussione della mozione, più volte rimandata, è durata quasi 11 ore e si è conclusa prima di mezzanotte di venerdì 13 settembre. Il premier Pellegrini è rimasto in aula durante il dibattito e il voto, e ha risposto alle numerose critiche dei parlamentari di opposizione. Pellegrini ha difeso il suo operato, dicendo che le ragioni per un licenziamento della vice minista erano deboli, e sono divenute obsolete quando la stessa Jankovská ha deciso volontariamente di dimettersi.

(Red)

Foto Peter Pellegrini (Fb)

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