Most-Hid a congresso, è crisi conclamata nel terzo partito di governo

Si è svolto sabato il congresso di Most-Hid, in un momento particolarmente difficile per il partito, che nell’ultimo anno ha visto scendere progressivamente il numero di elettori potenziali e se dovesse andare ad elezioni oggi sarebbe fuori dal Parlamento. La formazione di Bela Bugar (foto sopra), terza gamba della coalizione di maggioranza in questa legislatura, ha discusso dei risultati raggiunti con la sua partecipazione al governo e delle sue priorità del programma in vista delle prossime elezioni generali del febbraio 2020. Rimanere al governo dopo l’omicidio di Jan Kuciak, mentre la piazza gli chiedeva di abbandonare, è probabilmente stato un errore per Most-Hid.

Si è naturalmente parlato delle negoziazioni svolte questa estate con gli altri movimenti politici che si rivolgono alla minoranza etnica ungherese, e in particolare con SMK, il Partito della coalizione ungherese, che per l’ultima volta riuscì ad ottenere seggi oltre dieci anni fa. I due partiti non sono però riusciti a chiudere nessun accordo elettorale. Nonostante questo, Bugar ha affermato che la lista di Most-Hid è ancora aperta per includere eventuali candidati di SMK, ribadendo che l’offerta è ancora valida. All’inizio era stata offerta metà della lista elettorale (75 nomi su 150 candidati), ora però tale quota è diminuita, ha detto Bugar, ma c’è ancora tempo.

Nei giorni scorsi Most-Hid ha subito la perdita di due nomi di peso: l’ex eurodeputato ed ex ministro Jozsef Nagy e il membro del Parlamento nazionale Martin Fedor. Quest’ultimo ha ridotto la maggioranza ufficiale della coalizione al governo a 75 seggi (rispetto agli 85 del marzo 2016), numero insufficiente a garantirne la sopravvivenza. La coalizione può tuttavia ancora contare sul voto di quattro parlamentari indipendenti. Nagy, in contrasto con il mancato accordo con SMK, ha deciso di entrare nel nuovo movimento Osszefogas-Unità, che secondo alcuni sarebbe finanziato dal presidente di Slovnaft Oszkar Vilagi.

Non bastasse questo, alla vigilia del congresso il ministro dell’Ambiente Laszlo Solymos ha annunciato l’addio alle sue posizioni nel partito, inclusa la vicepresidenza, anche se non intende lasciare Most-Hid, per «dare spazio ai giovani». E oggi la deputata Katarina Csefalvayova ha dichiarato lunedì di aver lasciato il gruppo parlamentare del suo partito, offrendo al presidente di Most-Hid di lasciare la sua poltrona di capo della commissione parlamentare per gli Affari esteri. Così il numdeo dei deputati della “maggioranza” è sceso ancora, a 74.

La crisi del partito arriva proprio a margine del congresso che ha celebrato il decimo anniversario della sua creazione. Il leader Bela Bugar ha negato con forza le voci di una implosione del partito dall’interno. Most-Hid è il partito dal quale è fuoriuscito il maggior numero di parlamentari in questa legislatura. Subito dopo la formazione del governo si sono dimessi, per andare tra gli indipendenti, un parlamentare di Most-Hid e tre di #Siet, partito che poi si è sciolto. Nel marzo 2018, l’omicidio di Kuciak, altri tre deputati di Most sono usciti criticando la posizione troppo morbida del partito nei confronti di Smer. Le ultime fughe sono per lo più dovute al timore di una mancata ricandidatura, vista l’esiguità dell’attuale sostegno da parte degli elettori. Un sondaggio dell’agenzia AKO condotto per il quotidiano Hospodárske Noviny la scorsa settimana mostra che Most-Hid ha appena il 3,9% di intenzioni di voto. La legge elettorale in vigore in Slovacchia prevede una soglia di sbarramento del 5%.

(Red)

Foto FB

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