I giudici contro chi non vuole il ritorno di Jankovská in magistratura

L’Associazione dei giudici slovacchi (ZSS) condanna come interferenza nell’indipendenza della magistratura gli inviti a impedire che il procuratore ed ex segretario di stato del ministero della Giustizia Monika Jankovská (Smer-SD) possa ritornare a lavorare alla Corte regionale di Bratislava. La ZSS inoltre biasima il rilascio di informazioni sul sequestro dei telefoni cellulari di alcuni giudici con sede a Bratislava, una notizia che era stata pubblicata dalla stessa polizia sulla propria pagina Facebook, tra cui la stessa Jankovská, il cui nome è apparso nelle comunicazioni dell’imprenditore Marián Kočner che la definiva “la mia scimmietta”.

Diversi politici dell’opposizione hanno ripetutamente sollecitato Jankovská a dimettersi dalla sua posizione al governo, e a lasciare la magistratura. Il ministro della Giustizia Gábor Gál (Most-Híd) si è espresso sulla questione alzando le mani: lui ha le mani legate almeno fino a quando Jankovská non viene incriminata ufficialmente.

Jankovská, che si è volontariamente dimessa da vice ministro (in quota Smer-SD), ma sulla quale finora non state elevate accuse, è stata citata da un imprendore di Trenčín secondo il quale nel 2002, nella posizione di giudice, la donna aveva favorito gli interessi del boss della malavita Peter Congrady, consentendogli di ottenere la proprietà di un redditizio ristorante di proprietà del primo. Lo scorso anno, dopo l’omicidio di Ján Kuciak, quell’imprenditore e un altro testimone hanno dichiarato che Jankovská, allora segretario di Stato, aveva preso tangenti come giudice e che era in combutta con soggetti della malavita. Su decisione di Jankovská, l’imprenditore era stato arrestato per diffamazione, ma rilasciato in un secondo momento dopo una tempesta mediatica, mentre l’altro testimone ha ritrattato le sue dichiarazioni.

Nelle chat criptate dell’applicazione Threema che sono trapelate su diversi quotidiani, Marián Kočner, accusato di aver ordinato l’omicidio di Kuciak, aveva scritto all’imprenditore di Nitra Norbert Bödör, che aveva una grande influenza sulla polizia, che «quei due che attaccano Monika devono finire in galera».

(Red)

Foto BrigitteBerninger CC0 (dett.)

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